Il web è un posto crudele

Il web è un posto crudele

Non me ne voglia il caro Tim Berners-Lee, uno dei padri fondatori del World Wide Web, ma dobbiamo ammettere che la sua creatura, col passare degli anni, è diventata sempre più selvaggia.

Come il Far West, o a questo punto sarebbe meglio dire Far Web, è stata un po’ da sempre una terra di conquista, generosa nell’offrire opportunità ma altrettanto generosa nel tendere insidie. Molti tentativi di imporre delle regole e dei controlli da parte delle autorità si sono rivelati inadeguati, goffi e perfino pericolosi. L’idea di regolamentare i cookies o di demandare ai proprietari delle piattaforme il controllo su quello che dicono, scrivono o fanno gli utenti, ne è un esempio lampante. Nel mitico Far West, la legge era nelle mani di qualche sceriffo, ma sul web questo modello non è replicabile, anche perché non esistono né confini, né vere e proprie giurisdizioni.

Chi lo ha fatto, o per meglio dire chi lo ha imposto, di fatto ha distrutto la natura libera, democratica e partecipativa della creatura di Tim Berners-Lee, introducendo cioè limitazioni e pesantissime censure. Per certi versi, Internet assomiglia proprio a una democrazia: è così per scelta, ma nulla vieta a qualcuno di trasformarla in qualcos’altro, cioè nel suo opposto.

Ma non dobbiamo pensare che il web sia crudele soltanto perché infestato cyberbulli e cybercriminali senza scrupoli, o perché le bufale viaggiano a velocità supersonica, o perché la mano di un Grande Fratello incombe cupamente sulle nostre ingenue testoline.

Il web, a mio avviso, è anche una sirena in grado di ammaliarti e irretirti, per poi tradire, magari con ferocia, le sue invitanti promesse. Perché, in questo vastissimo spazio virtuale, possiamo fare davvero tante, tantissime cose, ma senza nessuna garanzia che gli sforzi saranno mai ripagati o che si riesca a trovare quello che ci sta davvero a cuore.

Attraverso Internet, per esempio, posso realizzare tutti i siti che voglio, scrivere tutti gli articoli che voglio, realizzare tutti i video e i podcast che voglio. Nulla mi impedisce di presidiare ogni social network possibile e immaginabile caricando contenuti o interagendo con le persone dalla mattina alla sera. Nulla mi impedisce di aprire un negozio elettronico dall’oggi al domani (se non, molto probabilmente, il fisco), o iscrivermi a una piattaforma nuova fiammante per la vendita di corsi online o l’investimento in immobili.

La maggior parte delle attività che ho citato, in genere, non richiede chissà quali budget. Sono alla portata di tutti i portafogli, eppure, nonostante questo, hanno un costo altissimo, cioè il tempo.

In altre parole, chi lavora sul web alla ricerca di popolarità e grandi risultati rischia letteralmente di essere risucchiato in un vortice senza fine. Il fatto che tutto sembri facile, che bastino pochi click e nient’altro, è un’illusione colossale. Perché, se è facile per te, lo sarà per tutti.

E ci sarebbe anche un altro aspetto, più spietato di Crudelia De Mon: sul web tutti i tuoi fallimenti saranno alla luce del sole. Se, come dice il detto, è meglio fallire in segreto, difficilmente potrai nascondere il numero di visualizzazioni su YouTube, per non parlare dei like, dei commenti o dei follower che sono in chiaro sulla maggior parte delle piattaforme digitali. In altre parole, qualcuno potrebbe venire a sapere della tua irrilevanza, o delle tue ambizioni precipitate a terra come i primi prototipi di aeroplano.

E se non ci interessa parlare di opportunità professionali o di progetti da far decollare, Internet rimane comunque uno sconfinato e zuccheroso Paese dei Balocchi. E se hai letto la storia originale di Pinocchio, sai già che questo non è affatto un bene.  Che sia gratuito o a pagamento, in rete puoi trovare di tutto, più di quanto si possa consumare in una vita intera. Risultato? Non solo una bella indigestione qua e là, o quel senso di perenne insoddisfazione alimentata da un appetito sempre più famelico. Che mi dici del senso di impotenza di fronte alle numerose e incalcolabili opportunità che non avrai tempo e modo di cogliere? Voglio dire: quante persone potresti conoscere? Quanti viaggi potresti concederti e quante esperienze fichissime potrebbero riempire le tue giornate, grazie a questa maestosa cornucopia che è il mondo digitale?

Quando non c’era internet, e io c’ero, ti assicuro che non ci pensavi, anche perché non lo potevi sapere. I confini sembravano più stretti, le informazioni più scarse, ma a ogni modo quella antiquata bolla analogica appariva perlomeno rassicurante.

Oggigiorno il web, per quanto sia selvaggio, libero e pericoloso, è diventato mostruosamente gigante, mostruosamente invitante. Ma non dobbiamo dimenticarci che, sul web, spesso e volentieri, vince chi è arrivato per primo, oppure ha molti più mezzi di noi. E non parliamo soltanto di tempo, ma anche di vile e viscida pecunia.

Per concludere, i film western ci hanno insegnato che, se un uomo con la pistola incontra un uomo con un fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto. Nel World Wide Web, o per meglio dire nel “Far Web”, dovremmo anche contare quante sono le cartucce. Però tu, in ogni caso, non lasciarti cogliere impreparato: diventa un bravo pistolero.

Vuoi davvero diventare un pistolero del web?
Allora Web Far potrebbe essere il libricino che fa al caso tuo.

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Scritto da
Gianluca Riboni
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Gianluca Riboni

Pensatore e capo tribù NAZAV, personal trainer non convenzionale, ambasciatore dello yoga e della risata, scrittore e blogger incompreso. Scrivo quello che mi passa la testa, nella speranza di lasciare un segno su questo pianeta. Sempre in Arial 11.

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