Keyworld

“Lei aveva gli occhi e ha scelto me.”

– Otello, William Shakespeare

 

KEYWORLD-ROMANZO-COPERTINACaterina (Kate) è giovane, bella, insicura, ma soprattutto stanca. Stanca di se stessa e della sua vita. Stanca del solito gruppetto di amici orgoglioso e sempre controcorrente. E’ decisa a voltare pagina, ma una sera Nick, il più eccentrico e scontroso della compagnia, le confessa il suo amore come un fulmine a ciel sereno e lei, confusa, decide di baciarlo.

Quel bacio, ancora non lo sa, sarà così potente e ingiusto da distruggere una vita.

Ora Nick è ferocemente determinato a consumare la sua storia d’amore, irrompendo nella vita di Kate fino a squassarla come un terremoto. Nel frattempo, gli amici sono altrove. La bellissima Sonia è innamorata persa di un aitante ragazzo australiano. L’incontenibile Beppe pensa solo alla politica e ai suoi sogni di cambiare il mondo, mentre Lillo, il punk solitario, sta andando lentamente alla deriva nella totale indifferenza dei compagni.

Keyworld è un romanzo di formazione che, senza risparmiarsi, si nutre delle turbolenze e delle aspettative infrante della giovinezza, sullo sfondo annoiato e irrequiteto della vita di provincia. Un viaggio che, attraversando l’ombra e la luce, è diretto verso la nostra unica e preziosa chiave del mondo.

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Inizia così

Kate. Avrebbe dovuto saperlo. Avrebbe dovuto capirlo. Fin dall’inizio. Da quando Nick il duro, Nicola l’antiromantico, aveva iniziato a comportarsi in modo diverso. Meno strano del solito. Avrebbe dovuto capirlo fin dal primo istante, non appena lui aveva iniziato a distogliere lo sguardo. A nascondersi dietro un’ironia sempre più pungente, sempre più irritante.
Non aveva scelto il momento giusto per confessarlo. Ma questo non poteva saperlo.
Avrà pensato che una serata trascorsa con gli amici a guardare le stelle, in una delle loro tante uscite “alternative”, lontane dai giovani, lontane da tutti, sarebbe stata perfetta, oppure non aveva pensato a nulla e le parole gli erano uscite senza volerlo, senza potervi resistere. Quella sera lui non aveva smesso di cercarla, nemmeno nell’oscurità, e mentre eravamo sdraiati sul prato, pensava, sarà stato tentato di prendermi la mano. Farmi capire tutto nel modo più semplice.
Invece aveva scelto le parole. Aveva scelto di balbettare parole che stonavano tra le sue labbra, parole che semplicemente non gli appartenevano o avevano un ritmo troppo impetuoso, un significato troppo assurdo, per poterle pronunciare. Lei l’aveva appena riaccompagnato a casa, perché Nick non era ancora riuscito a prendere la patente (sono troppo spericolato e all’esame mi bocciano sempre, si giustificava), e lui, invece di aprire la portiera e congedarsi inventando qualche originale forma di saluto, com’era nel suo stile, aveva abbozzato quel discorso, fissandola con occhi sbarrati e non riuscendo più a controllare il tremore nelle mani. Che cosa mi stai facendo? Tu mi stai facendo impazzire. Non so cosa mi sia preso. Io ero forte, e tu mi hai reso debole. Mi hai trasformato, mi hai fatto cadere in ginocchio. Ma non posso farci nulla. Io sono pazzo, pazzo di te. Ci conosciamo da una vita, io, tu… che cosa mi hai fatto? Che cosa è successo? Non riesco a fare a meno di…

 

Estratti

Avevano tutti paura del vento, e di lui. Perché erano la stessa cosa. Tacevano a lungo, in eterno, come se privi di un’anima, ma poi si risvegliavano all’improvviso, come liberati da un lungo torpore, e diventavano potenti e temibili, e reclamavano qualcosa. Reclamavano ogni cosa.

 

Si destò come da un lungo sonno, ancora nuda, e ancora piangeva. Poi sentì le gambe calde e robuste di Giorgio, su cui era adagiata, e la sua mano come una conchiglia posata sulla nuca, e la sua mano che resisteva tenace nell’incavo delle ginocchia, tenendola sollevata. Le ritornò in mente quell’uomo in piscina, quell’uomo che aveva vegliato su di lei, accolto il suo dolore, e concluse che, come allora, era al sicuro. Definitivamente al sicuro.

 

Perché era così difficile sentirsi attratta da lui? Era come se fosse un fuoco già spento, da ammirare con malinconia, un uomo nato con il crepuscolo nell’anima. Forse, un giorno, tutti arriveremo a questo stato, pensò, uno stato di pace e abbandono dove aiuteremo un bambino a far volare un aquilone, vedere la gioia e lo stupore nei suoi occhi, e non desiderare nient’altro.

 

Il futuro era il futuro, spalancato davanti a lei come una distesa selvaggia, ma come agire lì e ora? Come se il mondo stesse per concludersi, lì e ora?
Già, perché il mondo stesso era cambiato. Un velo era precipitato sulle loro teste come una ragnatela, e le superfici delle cose sembravano più opache, gli oggetti più pesanti e i rumori più innocui. E tutti i movimenti di cose e persone sembravano più lenti, indiscreti, e tutto si faceva sbiadito e silente, mentre un uomo intrappolato nella folla strillava, strillava, strillava fino a soffocare. Fermi! Fermi tutti! Fermi tutti! Gridava, e soffocava. Gridava, e soffocava. Fermatevi tutti, è successa una cosa spaventosa, che nessuno si muova più. E nessuno di loro poteva non ascoltare. E nessuno di loro poteva più muoversi.

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