Perché il dropshipping, alla lunga, non può funzionare

Perché il dropshipping, alla lunga, non può funzionare

Il dropshipping è un nuovo modello di commercio elettronico che consente di promuovere e rivendere prodotti realizzati e soprattutto distribuiti da altri.

Detto in estrema sintesi, chiunque potrebbe mettere in piedi dall’oggi al domani un proprio sito e-commerce e iniziare a vendere oggetti che non solo non produce direttamente, ma non deve neppure tenere in magazzino.

Una delle applicazioni più conosciute di dropshipping è Oberlo.

oberlo

Nella pratica, funziona così: apri il tuo negozio su Shopify (ovviamente pagando i relativi costi mensili), ti iscrivi a Oberlo (gratuito fino a una certa soglia di prodotti venduti) e, tramite questo software, puoi letteralmente importare tutti i prodotti che vuoi commercializzare da uno dei più grandi colossi dell’e-commerce mondiale.

No, non stiamo parlando di Amazon, ma del cinese AliExpress.

Una volta che questi prodotti sono stati trasferiti sul tuo negozio online, sei libero di presentarli a tuoi clienti come meglio credi e con le modalità promozionali che ritieni più efficaci. Quello che conta, alla fine, è che il processo logistico sarà gestito interamente da Oberlo e dai rispettivi fornitori e non dovrai preoccuparti di tenere la merce in magazzino o imballare scatoloni dalla mattina alla sera.

Il guadagno sarà dato ovviamente dalla differenza tra il prezzo originale del prodotto e il prezzo che si riesce a strappare sul proprio e-commerce.

shopify

Fin qui sembra tutto bello ed entusiasmante, ma ci sono, come avrai capito, anche degli effetti collaterali non di poco conto. Innanzitutto, lo sappiamo bene, aprire un negozio online non è sufficiente per attirare frotte di clienti scalpitanti. A parte che ci sono dei costi fissi di gestione, seppur inferiori rispetto a un negozio tradizionale, bisogna mettere in conto un’attività promozionale continua, massiccia e, molto probabilmente, aggressiva. E tutto ciò, lo sappiamo bene, costicchia.

In altre parole, se è vero che non devo sostenere alcun costo di produzione e di logistica, d’altro canto occorre sobbarcarsi tutto il resto, cioè la pubblicità, la gestione operativa del negozio online e il servizio di assistenza clienti. Tanta roba, insomma.

Tra le altre cose, uno dei più grossi grattacapi potrebbe essere quello di dover gestire reclami e problematiche insorte dopo l’acquisto, in merito a dei prodotti di cui non abbiamo il minimo controllo, nemmeno sulla spedizione, ma di cui dobbiamo assumerci la piena responsabilità.

Infine, dal momento che i prodotti “rivendibili” non sono di alta gamma, diciamo così, sarà anche parecchio difficile, a livello commerciale, ottenere dei margini significativi su ogni unità venduta.

Insomma, quella che sembrava un’attività online remunerativa, semplice e alla portata di tutti, potrebbe rivelarsi alla fine un vero e proprio incubo imprenditoriale. Se non sei già del mestiere, insomma, è meglio starne alla larga.

Ma il vero motivo per cui, in linea di principio, il dropshipping non può funzionare è un altro. Vendere prodotti che non sono nostri, vendere prodotti in cui non crediamo più di tanto, vendere prodotti che chiunque può proporre agli stessi prezzi, se non più competitivi, non costituisce una molla abbastanza potente per un successo a lungo termine.

La competizione online è troppo feroce e l’unico modo per emergere e non lasciarsi sopraffare è quello di puntare sull’autenticità e sull’unicità dei prodotti e dei servizi che andremo a proporre. Lo dicono tutti, ormai: bisogna fare leva sul proprio brand, sulla propria personalità, sui propri valori.

Il marketing non è una cosa separata dal prodotto, il marketing è il prodotto.

Ma qui, è evidente, possiamo soltanto affidarci a qualcun altro e incrociare le dita sperando che vada tutto per il verso giusto.

Per carità, il dropshipping non è tutto da buttare, ci mancherebbe. Ci saranno dei casi in cui questo modello potrebbe tornare utile. Mi immagino, per esempio, un’insegnante di Yoga particolarmente brava che riesce a racimolare milioni di follower su Instagram e, sull’onda della popolarità, decide di vendere online tappetini e incensi. Potrebbe rappresentare un’entrata extra, perché no? Ma quando hai milioni di follower, mille altre cose potrebbero funzionare, non credi?

Quindi, ricapitolando, il più grosso limite del dropshipping, a mio avviso, è anche il suo più grosso vantaggio: non avere cioè prodotti da vendere che siano nostri e sotto il nostro diretto controllo.

Non dico che questa cosa non farà guadagnare un tubo, ma soffrire, soffrire a lungo, per ogni vendita andata a segno, beh, quello decisamente sì.

Scritto da
Gianluca Riboni
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Gianluca Riboni

Pensatore e capo tribù NAZAV, personal trainer non convenzionale, ambasciatore dello yoga e della risata, scrittore e blogger incompreso. Scrivo quello che mi passa la testa, nella speranza di lasciare un segno su questo pianeta. Sempre in Arial 11.

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