Gli alberi non sono tutti uguali

Gli alberi non sono tutti uguali

Ci sono cose che riusciamo a scorgere soltanto quando ci fermiamo. L’altro giorno, per esempio, mi sono affacciato al solito balcone e, senza volerlo, ho perso tempo a osservare il solito boschetto di alberi davanti al lago di Varese.

Per la prima volta in assoluto, mi sono messo lì a esaminarli uno per uno, come davanti a un rompicapo della Settimana Enigmistica. Per quanto mi riguarda, li avevo sempre classificati come semplici “alberi”, ma al termine della minuziosa indagine mi sono dovuto arrendere all’evidenza: non ce ne era uno uguale all’altro.

Infatti, chi più, chi meno, avevano tutti qualcosa di diverso: che fosse l’altezza, il profilo della chioma, la disposizione dei rami, i colori e le sfumature delle foglie. Anche quei pini marittimi che assomigliavano così tanto a una coppia di sfrontati gemelli, a un occhio attento, non erano proprio così identici.

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Non sono “solo” alberi

In natura, evidentemente, la regola è questa: una differenza, seppur minima, seppur microscopica, salta sempre fuori. Ma è ovvio che, per non impazzire, il nostro cervello è costretto a classificare e semplificare la realtà attorno a noi.

Ciò che sembra uguale, scontato e trascurabile, in realtà è unico.

È così per le persone, è così per le situazioni che viviamo ogni giorno. Anche i pensieri più ossessivi o banali, se li osserviamo bene, hanno sempre qualcosa di nuovo. Le emozioni, poi, non sono da meno: possiamo dare loro un timbro o un’etichetta, ma avranno sempre qualche dettaglio che le rende inimitabili.

Anche gli oggetti materiali che vengono costruiti e prodotti in serie, anche quelle cose che, a partire dalla rivoluzione industriale, sono divenute sempre più precise, riproducibili e standardizzate, tenderanno comunque a trasformarsi nel tempo, riconquistando quell’unicità che anche loro si meritano, quasi fosse un sacrosanto diritto dell’esistenza.

Ma allora, se gli alberi non sono tutti uguali, qual è l’albero più “albero” di tutti? Qual è l’albero perfetto, esattamente così come dovrebbe essere?

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L’albero perfetto?

Se niente è uguale a qualcos’altro, che senso ha generalizzare, e perché continuiamo a nutrirci di pregiudizi? Perché ci lasciamo ossessionare da modelli di perfezione che, alla prova dei fatti, non esistono da nessuna parte, se non nell’iperuranio di Platone?

Anche le nostre identità che tanto amiamo costruirci addosso come corazze non sono mai esattamente identiche al giorno precedente. I tessuti che costituiscono il nostro organismo, infatti, vengono generati e ricostruiti in modo incessante. Le esperienze, anche se ripetitive o in apparenza insignificanti, ci scolpiscono attimo dopo attimo neanche fossimo statue in balia di un infaticabile scalpello.

Forse i dettagli non faranno davvero la differenza, forse andrebbero rimossi come detriti, o spazzati via come la polvere dai mobili. Ma loro, in fondo, ci rendono quello che siamo. Se ci fermiamo un attimo, potremmo scoprire che la natura, come Paganini, non ama proprio ripetersi.

Scritto da
Gianluca Riboni
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Gianluca Riboni

Pensatore e capo tribù NAZAV, personal trainer non convenzionale, ambasciatore dello yoga e della risata, scrittore e blogger incompreso. Scrivo quello che mi passa la testa, nella speranza di lasciare un segno su questo pianeta. Sempre in Arial 11.

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