L’HTML spiegato a un bambino

L’HTML spiegato a un bambino

Hai presente Matrix, il film? Se hai risposto di no, sappi che ho fatto finta di non sentire… Comunque, sì, l’HTML sta a un sito web come quei geroglifici verdognoli e fosforescenti stanno a quella “matrice” computerizzata che nel film un certo Keanu Reeves riesce a penetrare come un coltello nel burro.

Infatti, che tu stia guardando una paginetta con tre informazioni in croce o il portale più mastodontico della rete, dietro ognuna di essa ci sarà sempre del codice HTML.

Una definizione grossolana di HTML

L’HTML, acronimo di Hypertext Markup Language, è un linguaggio di marcatura, e NON, come si dice spesso in giro, un linguaggio di programmazione. Anche se nessuno ti verrà a incarcerare per questo, dire che l’HTML è un linguaggio di programmazione costituisce una vera e propria “eresia” informatica.

Per capire meglio la differenza, immaginiamo di aver dimenticato un documento a casa e chiedere a qualcuno di andarcelo a recuperare. Se costui non è mai stato a casa nostra, dovremo fornirgli per forza di cose delle istruzioni ben precise: entra nel portone, vai a destra, prendi l’ascensore, scendi al terzo piano, entra nella prima porta a destra, eccetera, eccetera. Questa serie di comandi permette di eseguire una sequenza di azioni ben precise che porteranno a un determinato risultato.

Questo è, per l’appunto, un linguaggio di PROGRAMMAZIONE.

Un linguaggio di “marcatura” come il nostro HTML, invece, non prevede una successione di istruzioni, ma una serie di contenuti da interpretare e decodificare in una modalità a noi comprensibile. Se dovessi descrivere un sospettato alla polizia, mi basterà dire che aveva gli occhi azzurri, i capelli castani, la barba lunga, eccetera, eccetera. I termini “occhi”, “barba” e “capelli” fanno parte di un codice condiviso, senza che ci sia bisogno di specificare ogni volta che gli occhi sono quei due bulbi ammiccanti poco sotto la fronte e i capelli sono quei filamenti che spuntano fuori dal cranio.

Nel linguaggio HTML, questi termini condivisi si definiscono TAG e hanno lo scopo di descrivere, in “informatichese”, la struttura e l’aspetto che deve avere un determinato sito.

L’HTML, infatti, è un insieme strutturato di tag

Cerchiamo di capire come funziona il giro completo. Quando visito un sito web dal mio computer, il browser con cui sto navigando (sia esso Chrome o Safari o qualunque altro programma) invia una richiesta al server, cioè al computer che ospita il sito stesso, e il server restituirà al browser una copia in HTML della pagina desiderata.

A quel punto, il browser inizierà a decodificare per noi il linguaggio HTML, spulciando un tag dopo l’altro, e ci mostrerà il risultato finale sul nostro schermo. Ebbene sì, quello che noi vediamo non è il sito originale, ma una copia “interpretata” dal nostro programma di navigazione.

Per esempio, quando il browser troverà nel documento un tag <BR>, sa già che dovrà mandare il testo a capo nella pagina. Se troverà un testo racchiuso nei tag <STRONG>, per esempio in questa forma <STRONG>Ciao amico, questo è un grassetto</STRONG>, dovrà farlo apparire sui nostri schermi in grassetto, in questo modo:

Ciao amico, questo è un grassetto

Ogni tag può essere “isolato”, come il <BR>, oppure aprirsi e chiudersi per contenere del testo, come lo <STRONG>. Ci sono tag che dicono dove e in che modo deve essere visualizzata un’immagine (con il tag <IMG>), come deve apparire un link ipertestuale e qual è la sua destinazione (con il tag <A>), qual è la struttura di una tabella di dati, e via di questo passo.

Se scalpiti dalla curiosità di sapere cosa c’è dietro le quinte, puoi tu stesso/a dare un’occhiata al codice HTML della pagina che stai visitando: se usi un computer, ti basterà cliccare con il tasto destro del mouse sulla pagina e troverai un comando “visualizza HTML” o “visualizza sorgente”, e il gioco è fatto.

Tirando le fila

Come abbiamo visto fin qui, l’HTML è la “matrice” con cui vengono costruite le pagine di un sito web e, per la cronaca, anche le newsletter che riceviamo nella nostra casella di posta, seppur con logiche un po’ diverse. L’HTML viene consegnato dal server un po’ come farebbe un archivista che ci procura dagli scaffali la copia di un documento. Tale documento è costituito da geroglifici per noi incomprensibili, ma non per il browser, il quale a tempo di record interpreterà ogni singola riga del codice e ci ricostruirà magicamente il sito davanti ai nostri occhi.

Ci tengo a sottolineare questo aspetto: ogni sito che vediamo alla fine è frutto di un’interpretazione, più o meno precisa, da parte di chi riceve le informazioni. C’è stato un periodo, ormai lontano, in cui i browser potevano “leggere” il codice HTML in modo diverso l’uno dall’altro. Risultato? Succedeva che alcuni siti magari creati a regola d’arte si vedessero da schifo su alcuni browser, scatenando litigi e incomprensioni tra i webmaster e i relativi committenti.

Un incubo su tutti era Internet Explorer 6, oggi per fortuna morto e sepolto.

Se oggigiorno i siti web vengono visualizzati più o meno allo stesso modo dappertutto, è perché si sono imposti degli standard: in pratica, i vari browser hanno deciso di seguire tutti le stesse regole.

L’HTML non basta più, occhio

Il linguaggio HTML è piuttosto vecchiotto: infatti, è nato insieme a internet stesso e comunque non possiede abbastanza tag per poter dare vita ai siti moderni e interattivi che ammiriamo oggi. Con l’evoluzione del mezzo si sono affiancati altri linguaggi, come i più sofisticati CSS, detti anche “fogli di stile”, e i già citati linguaggi di programmazione, il quali hanno permesso di eseguire operazioni più dinamiche e complesse e di trasformare i siti in vere e proprie applicazioni.

Anche il linguaggio stesso si è evoluto, tanto che oggi va di moda parlare di HTML 5.

Anche se “da fuori” un moderno sito in HTML 5 potrebbe apparire identico a uno realizzato con le precedenti versioni, questo linguaggio ha introdotto alcune novità importanti. Innanzitutto, ha permesso agli sviluppatori di realizzare direttamente in HTML funzionalità che prima avrebbero richiesto software di terze parti, come fotogallery, slideshow o player video. In secondo luogo, i TAG che costituiscono il moderno HTML 5 sono stati studiati per avere una loro semantica. In altre parole, oltre a dire “qui c’è un link” e “qui c’è un’immagine”, i nuovi tag introdotti specificano anche “qui c’è un articolo”, “qui c’è una sezione”, “qui c’è un menu di navigazione”, e così via.

In buona sostanza, oltre a descrivere i singoli elementi costitutivi, l’HTML 5 è in grado di “rappresentare” la struttura stessa di una pagina web. A noi Sapiens, naturalmente, non serve tanto saperlo. Ma per un motore di ricerca come Google, per esempio, che deve scansionare le nostre pagine una per una per sapere come farle apparire tra i risultati, queste informazioni potrebbero rivelarsi davvero utili e preziose.

Serve sapere l’HTML, anche se non sviluppo siti?

Se una volta la conoscenza dell’HTML era più o meno obbligatoria per chiunque avesse voluto aprire e gestire un sito, oggi la situazione è cambiata parecchio. I software, le app e i template in circolazione permettono di fare veramente di tutto senza dover toccare una sola riga di codice. Detto questo, una conoscenza minima di HTML può sempre essere utile per gestire al meglio sfumature e dettagli di una pagina web, superando magari quei limiti imposti dalla tecnologia che sto utilizzando.

C’è da dire anche che sviluppare siti web è tutta un’altra faccenda, e richiede conoscenze molto più approfondite su molti altri linguaggi e strumenti.

L’HTML di base, quello ideato dal papà di internet, Tim Berners-Lee, resta comunque alla portata di tutti: lo si può imparare in pochi giorni e, per poter scrivere il codice, è sufficiente un semplicissimo editor testuale, volendo anche il blocco note di Windows.

Per i più curiosi e smanettoni, nonché per gli aspiranti “Neo”, è altamente consigliata una capatina su html.it, dove si possono leggiucchiare un bel po’ di guide gratuite.

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Scritto da
Gianluca Riboni
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Gianluca Riboni

Pensatore e capo tribù NAZAV, personal trainer non convenzionale, ambasciatore dello yoga e della risata, scrittore e blogger incompreso. Scrivo quello che mi passa la testa, nella speranza di lasciare un segno su questo pianeta. Sempre in Arial 11.

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