Il dono della sintesi e la ridondanza perduta

Il dono della sintesi e la ridondanza perduta

Nell’epoca di internet e dei social network, essere sintetici è diventata la parola d’ordine. Perché, se ti dilunghi troppo, sarai “scrollato via” senza pietà.

La sintesi è un’arte che richiede moltissimo impegno, e non sempre abbiamo il tempo di curarla come si dovrebbe. Dire di più con meno parole è anche e soprattutto una forma di rispetto per chi ti legge o ascolta.

Allo stesso tempo, sarebbe un errore confondere la sintesi con la brevità.

Sui social network, in particolar modo, la sintesi non ci interessa più di tanto: vogliamo piuttosto che i contenuti siano brevi e consumabili velocemente, come in un fast food. Testi troppo lunghi ci annoiano, video che durano più di qualche minuto esauriscono ben presto la nostra soglia di attenzione.

Essere sintetici però non significa essere brevi e sbrigativi, ma esprimere tutto quello che c’è da dire nel minore tempo possibile, raggiungendo al tempo stesso i propri obiettivi di comunicazione. Se un discorso richiede più di 140 caratteri affinché sia espresso in modo esaustivo, efficace e privo di ambiguità, allora è giusto prendersi tutto lo spazio che serve.

Oggigiorno, essere immediati e “brevi fino all’osso” equivale a ottenere un seguito più ampio. Ma potrebbe anche voler dire impoverire, banalizzare, omettere o addirittura distorcere.

L’opposto della sintesi, la cosiddetta ridondanza, per certi versi non è così malvagia come potremmo pensare. Ripetere gli stessi concetti usando più combinazioni di parole e di frasi può essere anzi un metodo che permette al nostro messaggio di imprimersi meglio nella zucca dei destinatari.

In altre parole, una buona dose di ridondanza serve per farsi capire: più frecce al proprio arco offrono molte più probabilità di colpire il bersaglio. Per questo molti libri di saggistica sono così lunghi, pastosi e oltremodo ripetitivi: può essere pigrizia dell’autore nel non voler tagliare il superfluo, oppure è il solito trucchetto per allungare il brodo e vendere più libri, ma può trattarsi benissimo di una tecnica voluta per non lasciare nulla di inespresso, nulla di interpretabile.

La sintesi, come nella scultura, è tutta una questione di togliere, limare e levigare. Se non martelli a sufficienza, la tua opera sarà rozza, confusa, piena di scarti. Se esageri, però, c’è il rischio che del materiale di valore vada perduto.

Insomma, la sintesi va bene per chi ha molta, molta pazienza, e sa dosare bene la forza del suo scalpello. La sola brevità, alla lunga, per quanto sia sempre di più sulla cresta dell’onda, non farà che aggiungere rumore al rumore. Essere ridondanti quel tanto che basta, invece, non è mica un reato punibile dalla legge. Almeno per ora.

PS. Che ne dici, sono stato abbastanza sintetico? 😉

Scritto da
Gianluca Riboni
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Gianluca Riboni

Pensatore e capo tribù NAZAV, personal trainer non convenzionale, ambasciatore dello yoga e della risata, scrittore e blogger incompreso. Scrivo quello che mi passa la testa, nella speranza di lasciare un segno su questo pianeta. Sempre in Arial 11.

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