Essere efficienti nelle cose inutili

Essere efficienti nelle cose inutili

Hai presente quelle persone che si sbattono dalla mattina alla sera, sono sempre indaffarate in mille attività, ma poi alla fine non combinano mai niente?

Sono magari veloci, reattive, scattanti come bravi soldatini, ma poi, nonostante l’impegno profuso, non sembrano avanzare di un passo?

Ecco, loro sono cadute nella trappola. Sono diventate efficienti nelle attività inutili.

Inutili perché, molto semplicemente, per quanto siano fatte alla perfezione o a velocità supersonica, non servono a raggiungere gli scopi sperati.

Tra le poche nozioni che ho imparato di economia, mi è sempre rimasta impressa la differenza tra i concetti di efficienza ed efficacia. Anche se sembrano sinonimi, in realtà le due parole nascondono un significato profondamente diverso.

Come direbbe l’economista Peter Drucker:

Efficienza significa fare le cose nel modo giusto. Efficacia significa fare le cose giuste.

L’efficienza si ottiene cioè quando riesco a ottenere il massimo risultato con il minimo dispendio di risorse. L’efficacia si ha quando questo risultato mi permette di raggiungere l’obiettivo prefissato. L’efficienza si insegue migliorando la produttività, l’efficacia migliorando le strategie.

Se riesco a essere sia efficiente che efficace, facendo le cose giuste nel modo giusto, allora ho fatto BINGO.

Per esempio, un commerciale che riesce a contattare cento potenziali clienti al giorno sarà sicuramente più efficiente di chi riesce a raggiungerne soltanto dieci. Ma se quest’ultimo, con appena dieci telefonate, riesce a ottenere un fatturato superiore rispetto all’altro, di certo potrà vantarsi di essere stato più efficace e di aver compiuto azioni più incisive.

Il mio sito potrebbe essere bombardato da milioni e miliardi di visite ogni giorno, ma se queste non si traducono in opportunità di vendita e di guadagno, mi sto concentrando su un’azione efficiente (attirare tanti visitatori) ma inefficace, perché alla fine rimarrò con un pugno di mosche in mano.

Ma perché, allora, tendiamo a fare cose inutili?

Di sicuro, siamo disposti a fare più volentieri quello che ci riesce meglio, anche se magari non è la cosa più utile in quel momento. Talvolta, ci lasciamo guidare dalla pigrizia (che strano paradosso) e dalla routine, e non ci poniamo più il dubbio sull’efficacia di una determinata attività. Abbiamo sempre fatto così, è così che si fa, sono le frasi tipiche di chi si è lasciato trascinare da abitudini e automatismi troppo a lungo, senza sapere più nemmeno le ragioni che vi stavano all’origine.

In modo analogo, le novità ci spaventano e decidiamo di percorrere le strade già battute anche quando è evidente che non ci porteranno più da nessuna parte.

Spesso e volentieri, ci manca una strategia di fondo e compensiamo la sua mancanza con mille attività magari frenetiche e scoordinate, illudendoci che in questo modo, a furia di fare e disfare, arriveremo comunque a destinazione.

Può capitare che si vada avanti in un certa direzione, nonostante i continui buchi nell’acqua, perché ci aspettiamo che, prima o poi, a furia di insistere, come l’acqua che scava la pietra, riusciremo a ottenere il risultato sperato.

A nostra discolpa, bisogna riconoscere che è molto difficile fare una netta distinzione tra cosa è efficace e cosa non lo è, perlomeno finché non lo hai provato sul campo. Certo, magari lo puoi venire a sapere leggendo un manuale, oppure copiando e incollando quello che fanno tutti gli altri, ma alla fine la cosa giusta da fare non ce la verrà mai a dire nessuno.

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Vale la pena andare avanti nelle cose inutili?

Non tutte le attività inutili sono “inutili”, se queste mi procurano piacere e soddisfazione nel farle. Ma se mi sto impegnando a fondo per ottenere un risultato a cui tengo particolarmente, prima o poi deve arrivare il momento della riflessione.

Più è spietata, meglio è. Più va a fondo, più potrò liberare tempo e risorse per quello che ritengo importante e meritevole.

Sto facendo le cose davvero “giuste”? Che cosa potrei fare di diverso? Se non sono particolarmente efficiente in una determinata attività, non è meglio delegarla a chi è più bravo? Sto progredendo sul serio, oppure sto girando sulla ruota come un criceto stremato? Come posso fare di più, con meno?

Insomma, facciamo in modo che almeno questo esercizio non sia inutile. 😉

Ehi, ti interessa approfondire questo tema? Allora dai un’occhiata qui.

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Uno dei cardini del pensiero NAZAV

Scritto da
Gianluca Riboni
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Gianluca Riboni

Pensatore e capo tribù NAZAV, personal trainer non convenzionale, ambasciatore dello yoga e della risata, scrittore e blogger incompreso. Scrivo quello che mi passa la testa, nella speranza di lasciare un segno su questo pianeta. Sempre in Arial 11.

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