L’esercizio più crudele che tu possa fare a te stesso

L’esercizio più crudele che tu possa fare a te stesso

Oggi mi odierai, lo so. Ti vedo già che mi odi. Infatti, oggi, voglio proporti un esercizio mentale particolarmente impegnativo, talmente disumano e massacrante che preferirai gettarti tra le braccia del sergente Hartman di Full Metal Jacket, piuttosto.

L’esercizio consiste nel prenderti, d’ora in poi, la piena responsabilità di quello che ti è successo in passato, quello che ti sta succedendo adesso e quello che ti succederà in futuro. Sì, lo sappiamo che non può essere sempre colpa tua e nessuno di noi sa prevedere gli scenari futuri come Nostradamus. Ma qui non siamo alla ricerca di colpevoli da punire o mettere alla gogna. Qui si tratta di immaginare che sia tu, proprio tu, il solo e unico responsabile di ciò che accade nella tua vita.

In altre parole, dipende esclusivamente da ciò che fai, dal tuo modo di pensare, dalle tue scelte e anche dalla tue non scelte. Ok, lo sappiamo che non è affatto vero. Lo sappiamo che è colpa dei politici corrotti, dei banchieri avidi, dei dittatori violenti. Lo sappiamo che le cose brutte ci possono colpire a tradimento, e spesso e volentieri siamo totalmente impotenti davanti ai capricci della sorte. Coronavirus docet.

Infatti, non è ancora chiaro se abbiamo in mano le redini oppure no. Se siamo artefici del nostro destino o tutto è già scritto in bella copia e noi dobbiamo limitarci a recitare la nostra parte. In passato filosofi e religioni si sono ampiamente e diffusamente scannati su questo tema, e non saremo certo noi, in poche righe, a sbrogliare la matassa.

La crudeltà di questo esercizio sta appunto in questo. Siamo consapevoli di prenderci delle responsabilità che probabilmente non sono nostre, di pagare un prezzo per gli errori di qualcun altro, ma non ci tiriamo indietro, vero?

Prendiamo l’esempio di Peppino. Peppino viene tradito regolarmente dalla sua fidanzata, e lui lo scopre. Che stronza, sbotterà subito Peppino, siamo insieme dai tempi dell’asilo nido, e ora come osa farmi una cosa del genere? Peppino, come immaginiamo, non esiterà ad addossare tutta la colpa alla fedifraga consorte. Mai gli verrà in mente che forse è stato lui a trascurarla un po’ negli ultimi tempi e dimenticare impunemente qualche ricorrenza di troppo. Non si lascerà sfiorare dall’idea che forse avrebbe dovuto ascoltarla di più o chiederle di sposarlo, magari. Anche ipotizzando che Peppino fosse il fidanzato perfetto, a ogni modo avrebbe dovuto accorgersi un po’ prima che qualcosa non andava, che forse lei non era affatto la donna su misura per lui, diciamo così, e sarebbe stato molto più saggio interrompere la relazione prima che fosse tardi.

E prendiamo l’esempio di Vito. Vito è stato licenziato dalla sua azienda dopo oltre vent’anni di fedele servizio. Avrà avuto dei capi stronzi e senza cuore, magari, pronti a scaricarlo alla prima avvisaglia di calvizie. Oppure è stato lui a battere un po’ la fiacca negli ultimi tempi, a non essere rimasto al passo con il mercato. Ma anche se fosse stato l’incarnazione italica di Stachanov, anche lui avrebbe potuto fiutare prima il vento che tirava. Avrebbe potuto guardarsi attorno, sviluppare nuove competenze, mettersi alla ricerca di fonti di reddito alternative.

Sto premendo un po’ troppo forte su questo tasto, me ne rendo conto. A volte ci succedono cose che non hanno nessuna spiegazione. Succedono e basta. E ti spezzano le gambe. Ma dobbiamo essere anche onesti e riconoscere che molte altre volte siamo noi stessi a metterci nei pasticci.

È proprio a questo che serve l’esercizio. Invece di concentrare l’attenzione su quello che gli altri hanno o non hanno fatto, su quello che la società avrebbe potuto fare, ci sforziamo di spostarla su di noi. Ci facciamo una TAC completa della coscienza. Invece di lamentarci, riflettiamo. Invece di recriminare, ci mettiamo alla ricerca di una soluzione. Non è affatto un esercizio facile, perché costa fatica, perché ci costringe ad aprire dei cassetti che magari volevamo tener ben chiusi. Il rischio, dietro l’angolo, è quello di abbattersi, diventare troppo duri con sé stessi, autoflagellarsi senza motivo.

È come quando ti metti a fare le pulizie in casa sollevando polvere e spargendo acari dappertutto. Viene fuori di tutto, magari ci sentiamo un po’ sporchi, ma alla fine ritorna a essere tutto in ordine e splendente.

Assumersi le proprie responsabilità, insomma, aiuta a sentirsi meno vittime e più protagonisti. Almeno, proviamoci.

Foto di skeeze da Pixabay

Scritto da
Gianluca Riboni
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Gianluca Riboni

Pensatore e capo tribù NAZAV, personal trainer non convenzionale, ambasciatore dello yoga e della risata, scrittore e blogger incompreso. Scrivo quello che mi passa la testa, nella speranza di lasciare un segno su questo pianeta. Sempre in Arial 11.

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