Perché iscriversi a una newsletter, oggi


C’è stato un tempo in cui mi iscrivevo a tutte le newsletter possibili e immaginabili. Poi venne la fase del napalm. Parola d’ordine? Bonificare la mailbox a ogni costo e con ogni mezzo. Oggi, invece, ho cambiato idea per l’ennesima volta e ho ripreso il vizio di lasciare quello che ho di più caro (la mail, cosa avevi capito?) a perfetti sconosciuti.

Ma da cosa deriva questo mio bipolarismo in apparenza incurabile? Procediamo con ordine.

 

Fase uno: l’abbuffo

In origine, ero convinto che seguire il più ampio ventaglio di newsletter in circolazione fosse per me un dovere professionale. Dovevo capire cosa facessero gli altri, studiarne a fondo tattiche e strategie, nell’attesa che qualcuno, presto o tardi, riuscisse a folgorarmi con qualche campagna pubblicitaria in grado di far impallidire David Ogilvy.
Amori sbocciati nel frattempo? Zero.

 

Fase due: il napalm

In compenso, la mia casella di posta assomigliava sempre più a una discarica di messaggi impolverati, promozioni scadute e notizie vecchie come l’aceto. Decisi così di cancellarmi, un po’ a malincuore, un po’ alla volta, da quasi tutte le newsletter che non mi fossero veramente utili.
Non era solo questione di pulizia.
Ridurre il numero di distrazioni avrebbe dovuto portare la mia attenzione soltanto sui messaggi importanti e farmi vivere in una sorta di universo digitale ZEN. Inoltre, a furia di iscrivermi a destra e a manca, ero convinto che il mio indirizzo potesse finire, prima o poi, nelle grinfie di qualche pirata del web. E poi, ci sono i social network. Se mi interessa seguire qualcuno, lo posso fare tranquillamente da lì, giusto?

Sbagliato. Perché le notizie sui social viaggiano alla velocità della luce ed è tremendamente difficile tenere il passo. Ti imbatti mai in una notizia “bomba” su uno dei tuoi social preferiti e, il giorno dopo, ti accorgi di fare fatica a recuperarla? Ecco, magari sarà solo un’impressione, ma nella mia mailbox sento di avere molto più controllo su chi o cosa voglio leggere.

 

Fase tre: la dieta bilanciata

Così arriviamo alla fase tre: la dieta cum grano salis.
Dove ho concluso che sì, il rischio di essere sommerso da troppe comunicazioni, e non riuscire a leggere proprio tutto, c’è. Ma il punto qui non è svuotare ogni volta il piatto in cui mangiamo, impresa impossibile, ma avere una pluralità di fonti affidabili e qualitative a cui possiamo attingere al momento del bisogno. Molte newsletter giaceranno lì nel mucchio, va bene, ma ci saranno ANCORA. Un giorno potrò decidere di recuperarle dall’oblio e darci un’occhiata. E se scegliamo bene le persone e le aziende a cui dare fiducia, queste dovranno per forza utilizzare i nostri dati in modo onesto e trasparente. Ne va della loro credibilità, giusto?

Come Indiana Jones, quindi, mi sono messo alla ricerca di siti, professionisti, blogger, esperti di vario tipo, e di chiunque reputassi capace di inviarmi, a cadenza regolare, informazioni utili e stimolanti allo stesso tempo.
A titolo di esempio, solo per citarne alcuni in ordine sparso, ho iniziato a seguire Marco Montemagno, Riccardo Scandellari, Raffaele Gaito, Francesco Sordi, la newsletter di Zandegù, tra gli italiani, e, allungando il collo al di fuori dei confini nazionali, Paul Jarvis, NextDraft, Daily Pnut, DailyOm, Sam Thomas Davies, Robert Glazer con la sua newsletter Friday Forward.

Ognuno, naturalmente, può scegliere in base ai propri interessi. L’importante, lo ripeto, è mantenere un contatto stabile e continuativo con delle fonti di informazione affidabili, in grado di farci crescere sani e robusti come il simpatico Groot dei Guardiani della Galassia.

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Per questo, la mail è ancora imbattibile.

Così imbattibile che anche io ho deciso di scommettere (di nuovo) su uno strumento che, digitalmente parlando, ha l’età di un fossile. Anche io, rullino i tamburi, ho deciso di lanciare una mia newsletter (spero non dalla finestra). E siccome mi piace coccolare i miei iscritti, a loro e loro soltanto invierò dei contenuti esclusivi che non pubblico né sul blog né sui miei canali social. Tra questi, per cominciare, ho incluso le mie guide “lampo” che spiegano proprio come gestire una newsletter e trovare l’oggetto migliore per ogni tipo di campagna e-mail.

Iscriversi non deve essere per forza un atto d’amore, ma di fiducia, quello sì. Per questo, se deciderai di farlo, te ne sarò immensamente grato e farò di tutto per non tradirla.

E ricorda: la posta elettronica è ancora viva e vegeta, soltanto un po’ acciaccata. 😊

Ah, ma allora ti vuoi iscrivere?
PUOI FARLO DA QUI

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Gianluca Riboni

Pensatore e capo tribù NAZAV, personal trainer non convenzionale, ambasciatore dello yoga e della risata, scrittore e blogger incompreso. Scrivo quello che mi passa la testa, nella speranza di lasciare un segno su questo pianeta. Sempre in Arial 11.

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