Il digitale ti cambia la vita?

Il digitale ti cambia la vita?

Prima di compiere diciotto anni, devi saperlo, non avevo ancora un cellulare mio. E in casa avevamo una connessione che viaggiava alla lumacosa velocità di 56 Kb.

Ai tempi, se dovevo sentire un amico, l’unica era chiamarlo sul telefono fisso di casa. Dove poi ti rispondeva sua madre, tra l’altro. E lei, prima di passartelo, ci teneva a dirti con garbo di non tirarla troppo per lunghe, perché altrimenti la linea sarebbe rimasta occupata.

O-C-C-U-P-A-T-A, ma ti rendi conto?

Ora che l’età paleolitica è ormai alle spalle, le cose sono un po’ cambiate. Per organizzare un’uscita tra amici si crea al volo una chat di gruppo su WhatsApp che si tramuterà, per forza di cose, in un incubo di notifiche e bip frastornanti prima, durante e dopo la serata. Se ho bisogno di un’informazione o un posto dove mangiare, non devo più rispolverare tomi enciclopedici o scartabellare tra le pagine gialle, mi basta una ricerca lampo su Google.

Il digitale, questo grande calderone dove, per comodità espositiva, ci buttiamo dentro tutte le diavolerie tecnologiche, da internet al 4G (che poi sarà 5, 6, boh?), dai tablet agli smartwatch, dall’e-commerce alle app, ha cambiato giusto un po’ il nostro modo di vivere. Lo ha reso più comodo, più fluido, più immediato, più interattivo. E va bene. Ma lo ha cambiato DAVVERO in profondità?

Voglio dire: da quando la vita è passata dall’analogico al digitale, dalle musicassette a nastro agli mp3, è cambiata in MEGLIO?

Ovviamente, non posso darti io la risposta. Ma sei tu che devi dartela, come da Marzullo. E no, questo non è nemmeno un nostalgico post strappalacrime della serie “si stava meglio quando…”.

Se preferisci, vedila più come un test insidioso per capire che impatto hanno avuto il digitale e la tecnologia sulla tua vita, e come hai saputo coglierne tutte le opportunità fino all’ultima goccia, senza sprecare tempo ed energie.

Siamo pronti?

Ok, allora prenditi un po’ di tempo per dare una risposta sensata ai seguenti interrogativi esistenziali. Ovviamente, se sei un nativo digitale e non hai la più pallida idea di che roba sia un VHS o un “walkman”, ti sarà un tantino difficile, ma magari potresti lavorare un po’ di immaginazione. 😊

Da quando il digitale ha iniziato a plasmare le nostre vite:

  1. Ho trovato più amici, grazie al digitale?
  2. La mia vita sentimentale ha avuto una scossa, grazie al digitale?
  3. Sono diventato più ricco, grazie al digitale?
  4. Ho realizzato i miei sogni, grazie al digitale?
  5. Sono più felice, grazie al digitale?

Ho trovato più amici, grazie al digitale?

Per amico, intendo un amico vero. Qualcuno che, quando perdi l’ultimo treno, ti viene a prelevare nella stazione di Katmandu e poi ti scarrozza fino a casa come un buon samaritano. Per amico, intendo qualcuno a cui hai il coraggio di confidare qualcosa, che sia una paura, una riflessione, una verità scomoda, insomma, qualcosa che in birreria non diresti mai nemmeno sotto tortura.

Da bambino, l’unico modo per conoscere un potenziale amico era quello di trovarmelo davanti, in carne e ossa. A scuola, nel vicinato, al campetto dell’oratorio. Con internet e i social network e le chat, invece, oggi posso entrare in contatto con persone al di fuori delle mie cerchie tradizionali. Ed è grandioso.

Se da bambino avessi avuto uno smartphone, WOW, sarei potuto andare su un forum infestato dai fan di Super Mario Bros e socializzare con loro, invece di chiedere all’unico bambino nel raggio di dieci chilometri “ti va una partita alla Nintendo”? Se avessi avuto un dispositivo connesso a Internet H24, avrei potuto connettermi su Banjo (esiste ancora, tra l’altro, boh?) e localizzare immediatamente le persone più vicine a me in quel momento.

Ma pensiamo davvero che le persone con cui interagisco su Clash of Clans o a cui mando le vite su Candy Crash Saga (non ti preoccupare, ho smesso di farlo) potranno mai diventare delle vere amicizie, un giorno?

La mia vita sentimentale ha avuto una scossa, grazie al digitale?

Va beh, lasciamo perdere.

Davvero hai trovato la tua anima gemella facendo uno swipe sul telefonino? Davvero sei riuscito a passare indenne attraverso tutti quei profili falsi come Giuda che oggigiorno spopolano nei siti di incontri? Davvero sei riuscito a chattare con qualcuno per più di dieci minuti, sopportando quei monologhi sgrammaticati e infarciti di emoticon, quei botta e risposta che vanno avanti a forza di monosillabi, più estenuanti di un interrogatorio?

Non è che invece l’amore lo hai trovato nei soliti posti di aggregazione, magari a una festa, a un cena con amici, a scuola o sul posto di lavoro? Non è che qualcuno te l’ha presentato di persona, e non hai avuto bisogno di mettere un like dopo l’altro alle sue foto su Instagram?

Sono diventato più ricco, grazie al digitale?

Pare che qualcuno, con il digitale, abbia fatto soldi a palate. Non mi riferisco soltanto ai vari Mark, Larry, Steve, che hanno messo in piedi aziende multimilionarie in un garage o in un campus universitario, ma anche a quei ragazzotti imberbi che passano ventiquattro ore al giorno davanti alla PlayStation o a parlare del più o del meno (ma soprattutto del “meno”) dietro a una webcam. E intanto le loro tasche si riempiono, non certo di gemme virtuali.

C’è chi all’università passa il tempo a fotocopiare i libri, chi a tampinare le ragazze, e chi invece a studiare algoritmi che stravolgeranno completamente le modalità di accesso e condivisione dell’informazione a livello planetario. Ognuno ha le sue manie, ok, ma poniamoci questa domanda. Quanti sono diventati ricchi davvero grazie alla tecnologia, intesa in senso lato? Per un’applicazione di successo, quante ne sono morte prematuramente? Non è che, molto semplicemente, qualcuno ha la stoffa per fare l’imprenditore o qualcun altro proprio non ce l’ha, anche se mastica codice binario dalla mattina alla sera?

Oggi, chissà perché, tutti devono aprire una start-up, tutti devono lanciare una nuova applicazione rivoluzionaria, e tu che mi dici? Quanti soldi ti sono entrati grazie al digitale? Quanti ne sono usciti?

E per la “rivoluzione”, a che punto stiamo?

Ho realizzato i miei sogni, grazie al digitale?

Qualcuno ce l’ha fatta, e deve ringraziare al cento per cento le nuove tecnologie, è vero. Qualcuno ha avuto opportunità che, nell’ingessato mondo dell’analogico, si sarebbe soltanto sognato, per l’appunto. Ma tu?

Sei riuscito a trasformare i tuoi sogni in realtà grazie all’iPhone che tieni in mano? O aprendo l’ennesima paginetta su Facebook?

Oppure, magari, tutte quelle app, quelle notifiche, quelle informazioni a cui adesso devi prestare attenzione in ogni momento, soltanto perché ne hai accesso, ti hanno solo distratto e deviato dal percorso?

Rispondi in modo onesto a questa domanda: quanto ti sei avvicinato e/o allontanato da quello che sognavi di fare o diventare?

Sono più felice, grazie al digitale?

Domanda bastarda, è vero, e mi fermo qui. Dopotutto, abbiamo riversato troppe aspettative sull’innovazione tecnologica. L’abbiamo sempre cavalcata sull’onda dell’entusiasmo, senza mai andare a sbirciare dietro al suo lato oscuro. Internet può essere una fonte di informazione libera e democratica, così come una gabbia in cui tutto viene filtrato e censurato. I dispositivi digitali ci possono connettere con il mondo intero, ma è anche per colpa loro se possiamo essere spiati, ascoltati e seguiti ovunque. Le applicazioni e i social network possono darci piaceri momentanei, anche intensi, ma non sono in grado di nutrire i nostri stomaci e i nostri spiriti.

Rispondi senza starci troppo a pensare, dunque. Il digitale ti ha reso più sereno o stressato? Più consapevole o confuso? Ti ha donato dei momenti di felicità che, altrimenti, non avresti mai ricevuto?

Bene, tiriamo le somme

A questo punto, se hai risposto sinceramente SI a tutte le domande, i casi sono: o sei uno stregone, o sei un lontano parente di Steve Jobs, oppure complimenti. Sei uno dei pochi (io non sono tra questi, ma forse si era capito, eh?) che è riuscito a raccogliere le mele buone e scartare quelle marce. A saper sfruttare a tuo vantaggio moltissime opportunità senza lasciarti sopraffare dal marasma digitale. Probabilmente non sei un evangelizzatore tecnologico 3.0 con gli occhi spiritati, ma nemmeno un arrugginito luddista ancora fedele al suo Nokia 3310.

Ti faccio di nuovo i miei complimenti, perché ti vedo “cambiato”. E fammi un favore: non lasciare mai e poi mai che la tua coscienza e la tua autenticità si trasformino in una manciata di pixel da disperdere e frammentare su mille attività, mille comunicazioni, mille piattaforme.

Insomma, non rinunciare mai alla tua #felicitàdigitale.

Anche se lo pubblico soltanto ora, ci tengo a dire che ho scritto questo articolo ben prima che fossimo tutti travolti dall’emergenza del Coronavirus. Non intendo affatto denigrare il digitale a spada tratta (d’altronde, mi ha dato da mangiare per più di dieci anni), ma vorrei solo offrire qualche spunto di riflessione per poter usare gli strumenti tecnologici e digitali nel modo più consapevole e produttivo per tutti. Un abbraccio, Gianluca.

Foto di alan9187 da Pixabay

Scritto da
Gianluca Riboni
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Gianluca Riboni

Pensatore e capo tribù NAZAV, personal trainer non convenzionale, ambasciatore dello yoga e della risata, scrittore e blogger incompreso. Scrivo quello che mi passa la testa, nella speranza di lasciare un segno su questo pianeta. Sempre in Arial 11.

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