Fare soldi a palate come Warren Buffett. Si può?


Nel suo libro pubblicato in Italia da HOEPLI, Robert Hagstrom mette a nudo le principali strategie di investimento utilizzate dal guru di Omaha.
Piccolo spoiler: se vuoi davvero usare il suo metodo in modo efficace, beh, devi essere Warren Buffett.

 

Conosciuto anche come “l’oracolo di Omaha”, Warren Buffett è forse il più grande investitore di tutti i tempi e, nel momento in cui scrivo, il terzo individuo più ricco del globo dopo Bill Gates e Jeff Bezos.
Questo simpatico signore del Nebraska iniziò la sua avventura finanziaria nel 1956 con un gruzzolo di circa centomila dollari e oggi la sua holding Berkshire Hathaway è arrivata a gestire oltre 140 miliardi di investimenti con un valore stimato netto che supera i 200 miliardi di dollari.

I suoi detrattori, non riuscendo a spiegare un successo così clamoroso, lo definiscono un “5 sigma”, vale a dire una rarissima anomalia statistica che può verificarsi di tanto tanto in un mercato, come quello degli investimenti, in cui quasi sempre è il mercato stesso a battere tutti.

metodo-warren-buffett-HOEPLIEppure, Warren non sbaglia mai un colpo e chi gli ha affidato i propri denari li ha visti crescere a dismisura, con tassi superiori alla media, per lunghissimi periodi di tempo. Secondo Robert Hagstrom, autore del libro “Il metodo Warren Buffett”, non può che esistere un sistema ben preciso e collaudato dietro alle scelte vincenti di Buffett.

Innanzitutto, il nostro uomo non è affatto uno di quegli squali inferociti di Wall Street che passano le giornate davanti a un monitor a studiare gli andamenti della borsa, comprando o vendendo un titolo dietro l’altro alla ricerca affannosa di un rapido e sostanzioso profitto. Warren Buffett, facendo tesoro degli insegnamenti di mostri sacri della finanza come Benjamin Graham, Philip Fisher e Charlie Munger, è per molti versi un investitore atipico che guarda alle prospettive di lungo termine e compie un numero veramente limitato di operazioni finanziarie.

Nel crudele mondo della finanza, dove le perdite possono diventare molto sanguinose, prudenza vuole che l’investitore diversifichi i propri investimenti azionari, spalmandoli su un numero variegato e abbastanza ampio di società. Se è vero che questo approccio consente di tamponare le perdite, è altrettanto vero che può annacquare i potenziali guadagni.
Warren Buffett, andando controcorrente, preferisce puntare su un numero ristretto e selezionato di imprese che siano solide e profittevoli nel lungo periodo, purché si possano comprare sul mercato a un prezzo interessante. Uno dei suoi punti fermi, ereditati da Graham, prescrive infatti di investire soltanto quando c’è un ragionevole margine di sicurezza tra il valore effettivo dell’azienda e il prezzo delle azioni scambiate, che ovviamente dovrà essere molto più basso.
Una volta individuati i “cavalli” favoriti, bisogna approfittarne senza alcuna esitazione e accaparrarsi a colpo sicuro il maggior numero di azioni possibili. Queste ultime, poi, dovranno rimanere nel proprio portafoglio per moltissimo tempo, possibilmente “a vita”, e si potranno cedere soltanto in caso in cui l’azienda subisca una crisi irreversibile o abbia esaurito fino all’ultima goccia il proprio potenziale di crescita.

Ok, la strategia di fondo più o meno l’abbiamo capita, ma nel concreto, come si fa ad azzeccare le aziende migliori su cui investire? Se ci aspettiamo di trovarle fissando i grafici di borsa o sbirciando un paio di indicatori qua e là, stiamo sbagliando strada.
Warren Buffett, su questo punto, è molto chiaro: prima di effettuare un qualunque investimento, è fondamentale conoscere in profondità l’azienda in questione concentrandosi, in particolare, su quattro aree:

  1. Criteri di business
    Bisogna comprendere qual è l’attività dell’azienda, valutando se ha una storia operativa coerente e soprattutto delle prospettive a lungo termine positive. Buffett predilige attività perlopiù “noiose” e ben avviate (assicurazioni, imprese ferroviarie, beni di largo consumo) dove vengono offerti prodotti o servizi difficilmente sostituibili e che continueranno ad avere una domanda ragionevolmente certa anche in futuro.
  2. Criteri di management
    Conoscere bene le persone al timone della nave è altrettanto importante. Meglio quindi affidarsi a manager onesti e competenti, che sappiano prendere decisioni razionali, in particolare nella gestione degli utili, comunicare in modo trasparente verso i propri azionisti e, soprattutto, essere immuni dall’effetto “lemming” (tradotto: non agire in un certo modo soltanto perché così fanno tutti gli altri).
  3. Criteri finanziari
    Senza entrare troppo nel tecnico, Warren Buffett preferisce fare affidamento sulla redditività del capitale (Return on equity) invece che sugli utili per azione (EPS – Earning per share), e su un indicatore in genere poco utilizzato dagli altri analisti, l’owner earning, che si può stimare facendo la somma tra le entrate al netto delle imposte e gli ammortamenti e sottraendo i capex (Capital expenditure, spese in conto capitale).
    Inoltre, bisogna verificare che l’azienda abbia margini di profitto molto elevati e sia in grado di tenere sempre sotto controllo i costi. Infine, come regola aurea, per ogni dollaro che l’azienda distribuisce bisogna essere certi che abbia generato almeno un dollaro, se non di più, di valore di mercato.
  4. Criteri di mercato
    Soltanto dopo aver analizzato questi criteri, è possibile rivolgere l’attenzione al mercato e capire se e quando è arrivato il momento di fare un po’ di shopping.
    Come detto in precedenza, è preferibile acquistare soltanto se l’azienda è sottovalutata, cioè quando il suo valore è nettamente superiore al prezzo di mercato. Questo valore si può stimare, secondo Buffett, partendo dal flusso di cassa netto che ci si attende nel corso della vita dell’azienda, scontato di un adeguato tasso di interesse. Se non è possibile stabilire il flusso di cassa con elevato grado di precisione, l’investimento è da scartare a priori.
    Con il passare del tempo, prima o poi, il prezzo delle azioni sarà allineato al valore reale della società, garantendo quindi un guadagno ragionevolmente certo.

 

Una volta compresi questi criteri, che hanno portato Warren Buffett a investire in aziende del calibro di Coca Cola, American Express e IBM, c’è da porsi una piccola domanda: se l’oracolo di Omaha è così infallibile, perché tutti gli altri non si comportano esattamente come lui?

La risposta è molto semplice: non possono.

Warren_Buffett_at_the_2015_SelectUSA_Investment_SummitPerché nel mondo della finanza nessuno vuole che un operatore se ne stia con le mani in mano nell’attesa del colpo vincente, ma ci si aspetta che venda e acquisti titoli azionari ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Perché i clienti che si affidano a broker e società di investimento pretendono guadagni immediati, non importa se più modesti o rischiosi di quelli a lungo termine.
Perché gli esseri umani, per loro natura, tendono a prendere decisioni che razionali proprio non sono, spesso guidati dall’impulso o dall’avidità, e si lasciano subito spaventare dalle perdite. Queste ultime, talvolta, sono inevitabili, perlomeno all’inizio, ma poi si recupera. Dal momento che un buon investimento si rivelerà tale soltanto in un futuro parecchio lontano, secondo Warren Buffett è inutile controllare gli andamenti delle proprie azioni ogni cinque minuti.

In sintesi, un buon investitore deve essere informato, paziente, freddo, coraggioso, analitico, con una disciplina di ferro e convinto fino in fondo delle proprie decisioni. Non deve avere paura di andare in rosso per un po’ di tempo e deve saper resistere alla tentazione di vendere tutto, anche quando i prezzi sono alle stelle.

Insomma, Warren Buffett si nasce o si diventa?

 

NOTA BENE

Ah, nel momento in cui scrivo, questo signore quasi novantenne ha un piccolo grattacapo con cui fare i conti. La sua Berkshire Hathaway, infatti, ha 122 miliardi di dollari in liquidità che non sanno come investire, perché a quanto pare nel mercato azionario degli Stati Uniti non si vedono grandi opportunità all’orizzonte. E se Warren Buffett se ne sta con i remi in barca, qualcosa vorrà pur dire, no?

 

NOTA BENE BENE

Occhio. Questo articolo ha uno scopo puramente divulgativo e non vuole fornire alcun tipo di consulenza finanziaria. Se hai in mente di imitare le gesta di Warren, ti suggerisco di leggere il libro di Hagstrom e approfondire per bene questi argomenti prima di avventurarti in qualunque operazione di investimento. In bocca al lupo!

 

FONTI
Il metodo Warren Buffett. I segreti del più grande investitore del mondo, di Robert G. Hagstrom, edito da HOEPLI.

Buffett ha 122 miliardi in cassa e non sa come spenderli, di Riccardo Baarlam, il Sole24Ore.

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Gianluca Riboni

Pensatore e capo tribù NAZAV, personal trainer non convenzionale, ambasciatore dello yoga e della risata, scrittore e blogger incompreso. Scrivo quello che mi passa la testa, nella speranza di lasciare un segno su questo pianeta. Sempre in Arial 11.

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