Oh, mamma! La Spartan

Oh, mamma! La Spartan

Come ha fatto un quattrocchi a prepararsi per la temibile corsa a ostacoli più diffusa nel mondo, la Spartan Race, e qualche consiglio di sopravvivenza in ordine sparso.

15 settembre 2018. Non siamo a Sparta, ma a Misano Adriatico. E’ la fine della stagione turistica e gli alberghi sono ancora aperti per ospitare quell’orda di scalmanati “Leonida” i quali, invece di godersi gli ultimi sgoccioli d’estate, hanno preferito il fango e la sofferenza fisica di una Spartan Race.

E io che ci faccio qui? Che cosa mi ha spinto ad affrontare questa prova al limite del masochismo? In verità, mi sono sempre sentito più ateniese che spartano. Farò una figuraccia, lo so. Eppure, eccomi qui accalcato sulla linea di partenza, mentre mi aggrego all’unanime urlo di battaglia: AROOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
Ora niente e nessuno mi può fermare. Ci mancherebbe, con tutto quello che ho pagato!

🙂

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Sembro riposato, lo so.

Che cos’è una Spartan Race? Mai sentita nominare?

Trattasi della più famosa corsa a ostacoli, o mud race che dir si voglia, a livello planetario. Nasce in USA dall’iniziativa dell’ex-marine  Joe De Sena ed è, di fatto, un percorso militare con qualche coreografia ispirata all’antica Sparta e alla retorica del film 300. Lo scopo principale è quello di correre, per l’appunto, con la particolarità che qui ci sono un po’ di ostacoli da superare. Filo spinato, muri, corde, e altre fatiche dai nomi altisonanti quali Olympus o Hercules Hoist, tanto per citarne un paio. Se non passi un ostacolo, bisogna scontare una penalità: 30 burpees ogni volta che getti la spugna.
Per chi non lo sapesse, il burpee è un esercizio a corpo libero, ideato probabilmente dal demonio in persona, che prevede un piegamento a terra a cui attaccare in rapida sequenza anche uno squat e un salto. E tu devi farne 30, CONSECUTIVI. Roba che neanche il sergente Hartman di Full Metal Jacket avrebbe mai propinato alle sue reclute.

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Questo qui è uno che mi somiglia.

Perché partecipare a una Spartan Race? Sei matto?

Domanda interessante, in effetti. Perché l’iscrizione costicchia. Circa 70 euro per la Sprint, la distanza più corta di “appena” 6 chilometri, e 100 euro per la Super, da 13 chilometri, a cui vanno sommati i costi del viaggio e del pernottamento. Vale la pena un simile salasso per sporcarsi dalla testa ai piedi e rimediare qualche contusione? Si può aspettare tranquillamente un giorno di pioggia e strisciare nel fango anche gratis, volendo.
Eppure, per me, è stato un richiamo irresistibile.
Certo, la prima volta che un amico mi propose di partecipare, la mia reazione non fu molto entusiasta. Diciamo che si può riassumere in: MANCO SE MI PAGANO!
Poi, però, guardando e riguardando i filmati delle gare, mi lasciai rapire da quegli atleti indomiti che si facevano strada nella melma e si arrampicavano su pareti e funi con la stessa facilità con cui si allaccerebbero le scarpe, e fu allora che mi impuntai. Anch’io voglio diventare come LORO.
Prenotai l’albergo per Misano Adriatico già nel 2017, ma feci subito la disdetta per un motivo molto semplice e oggettivo. Dopo aver provato a eseguire quattro o cinque burpees, provai un profondo stato di pre-morte che mi dissuase molto precocemente dall’impresa. Decisi quindi di allenarmi per bene per la tappa di Maggiora, prevista a marzo 2018. Avevo già il biglietto pronto, ma quell’inverno mi ammalai di brutto, più di una volta. Non ero granché come spartano. Se fossi nato e cresciuto nell’antica Sparta, mi avrebbero buttato giù da una rupe. Sicuro.
Quindi, tutto rinviato.
A settembre 2018, però, è la volta buona. Allenato, sono allenato. Sano, sono sano. Le ferie, strappate con le unghie. Non ho più scuse. Mi tocca correre la mia prima Spartan. Arooo.

Come prepararsi per una Spartan Race? Mi devo arruolare nei marines?

Beh, di certo avere un fiato da maratoneta non è sufficiente. Essere grossi e palestrati, anche questo purtroppo non basta. La Spartan Race richiede sforzi e gesti atletici a cui i comuni mortali, in genere, non sono abituati. La resistenza alla fatica è fondamentale, ma ci vogliono anche agilità, equilibro e un discreto livello di forza.

Domanda: posso partecipare alla Spartan anche senza una preparazione specifica? Magari faccio la distanza più breve, vado piano, eh? Uhm, pensaci bene. Io te lo sconsiglio. Perfino la Sprint, che dovrebbe essere per i “principianti”, si è rivelata più impegnativa del previsto, nonostante mi fossi allenato in modo costante per circa tre mesi. In sei chilometri si corre e ci si stanca molto di meno, è vero, ma gli ostacoli sono gli stessi della Super, e sono TOSTI.

L’ideale, naturalmente, è rivolgersi a un istruttore o personal trainer che sappia il fatto suo. In ogni caso, la parola d’ordine è alta intensità. Coi pesi o a corpo libero. Allenamenti a circuito, tabata, superset, sono le tecniche a mio avviso migliori. Qualcuno consiglia di fare anche delle ripetute, cioè degli scatti di corsa al massimo della velocità per 100 metri, ma io ho preferito optare per le classiche corsette in campagna, interrotte a intervalli regolari dai mefistofelici burpees, oppure su sentieri impervi per potermi spompare più velocemente.

Ah, saper fare le trazioni alla sbarra, COMPLETE e senza elastici, è buona cosa per una Spartan, altrimenti come pensi di tirarti su al primo muro che ti si parerà davanti? Oltre ad avere dei dorsali d’acciaio, la forza delle braccia è altrettanto importante, anche se non verrà chiesto di sollevare chissà quali pesi.

Ancora meglio sarebbe potersi allenare con dei veri ostacoli. Nel mio caso, ho avuto la fortuna di trovare una Spartan Arena in quel di Busto Arsizio, a pochi chilometri da casa. Qui gli ostacoli sono praticamente identici a quelli in gara, se non più difficili, e così ho potuto farmi un’idea di cosa mi sarei aspettato e su quali avrei fatto più fatica. Ma sorvoliamo su questo, eh?

Nota dolente: il classico allenamento in palestra coi pesi, in monofrequenza, vale a dire “lunedì faccio petto, martedì spalle, eccetera”, non è efficace e, alla fine, ho dovuto mollarlo. Se oggi porto a sfinimento le gambe, domani non potrò allenarmi bene nella corsa. Se oggi mi distruggo i pettorali, domani stramazzerò al suolo al primo burpees. Per questo motivo, un mese prima della gara, ho deciso di passare al lato oscuro della multifrequenza. I muscoli si rinforzano lo stesso, senza mai sfinirsi del tutto, e come per magia gli allenamenti diventano, per l’appunto, più frequenti. Facendo così, ho sacrificato un po’ di massa per guadagnare parecchio in definizione.
Bisogna farsene una ragione: la Spartan, per come è impostata adesso, è in fondo una corsa per “secchi”.

🙂

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Per l’appunto, ecco qui un secco.

Come mi vesto per una Spartan Race? Petto nudo, va bene?

L’abbigliamento non va assolutamente preso alla leggera. Le scarpe da trail sono un MUST: che siano resistenti, di buona qualità e con un grip dignitoso. Io ho acquistato le Speed Cross 4 della Salomon, ma chiedi qualche consiglio a chi è più esperto. Alcuni veterani del trail running mi hanno sconsigliato quelle impermeabili, perché diventano dei mattoni alla prima pozzanghera, ma ormai le avevo prese e mi sono trovato bene lo stesso, anche mentre guadavo i litorali della Romagna con l’acqua fino alla vita.
Il cotone va bandito. Da prediligere capi in tessuto tecnico, traspirante e a compressione, che siano cioè ben aderenti al corpo. Poi, c’è chi sceglie di esibire la tartaruga e buttarsi nella mischia a petto nudo, e chi invece si copre dalla testa ai piedi con maglie a maniche lunghe e dei ben poco virili leggins. Io, come via di mezzo, ho scelto maglietta e pantaloncini a compressione, anche se polpacci e ginocchia non hanno gradito neanche un po’, perché sono soggetti a fastidiosissimi sfregamenti in alcuni punti della gara.

E i guanti, servono davvero? Io mi sono abituato a usarli durante i miei workout e così ho deciso di tenerli anche in gara. Sporcandosi subito di fango, perdono molto la loro efficacia. In compenso, mi hanno trasmesso un senso di protezione  e dato più sicurezza nelle “arrampicate”. Gli atleti d’elite, quelli che arrivano per primi al traguardo, di solito non li usano.
In generale, quindi, partire “leggeri” può essere una buona strategia. Meno cose hai, meno cose si sporcheranno e meno cose ti saranno di intralcio. A te la scelta.

Altra cosa di vitale importanza sono gli indumenti intimi. NON INDOSSARLI MAI IN GARA. Anche qui, un bel costumino da bagno è d’obbligo, credimi. Quando avrai finito la corsa e dovrai toglierti tutto di dosso, sporcizia e incrostazioni comprese, il costume ti renderà la vita molto ma molto più semplice.

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Non sto sorridendo, è fatica.

Cosa devo aspettarmi? Informazioni logistiche/pratiche per gli ansiogeni come me.

Dove si compra il biglietto?
Online, oppure direttamente sul posto. Tieni conto che, di solito, i posti per la Sprint fanno il SOLD OUT molto prima dell’evento. Quindi bisogna affrettarsi, anche perché, se compri in anticipo, i prezzi sono un po’ più bassi. Al termine dell’acquisto, riceverai un codice a barre che è l’unica cosa che ti serve per partecipare. Non ti chiederanno né certificati medici, né liberatorie firmate a manina. Basta portare il bar code e un documento d’identità che attesti che tu non sia ateniese.

Cosa succede il giorno della gara?
Niente. Vai al check-in e presenti il codice a barre. E’ consigliabile essere sul posto almeno due ore prima della partenza, perché i partecipanti arrivano a frotte e bisogna avere il tempo di parcheggiare, orientarsi, fare le code e prepararsi psicologicamente alla cosa. Al check-in, ti daranno un fascetta numerata da mettere in testa, molto figa, e un chip per il cronometraggio da fissare al polso. Anche se è piuttosto difficile perderlo, non puoi tagliare il traguardo senza il chip, altrimenti niente classifica e niente maglietta.
Dopo averti consegnato chip e fascetta, ti assegnano anche un orario di partenza. Di solito è quello che scegli tu stesso in fase di iscrizione, ma nel mio caso NO. Avevo deciso di partire alle 15 ma i volontari della Spartan mi dicono di aggregarmi alla batteria delle 15.45. Le mie (blande) proteste non bastano. Il “Sistema” ha deciso così, e così deve essere.
Se sei già vestito per la gara, bene. Consegni zaino/borsa al deposito bagagli con tutti i tuoi preziosi averi, altrimenti ti cambi in un tendone militare che, per la cronaca, è in condivisione tra entrambi i sessi. Un quarto d’ora prima della partenza, ti accodi dietro a un muricciolo di legno insieme agli altri 250 spartani/e che correranno nella tua stessa batteria. Scavalchi il muro facendo attenzione ai gioielli di famiglia e poi, prima dello START, in mezzo alla calca, ti fanno fare qualche breve esercizio di riscaldamento e cercano di motivarti neanche dovessi marciare verso le Termopili.
Al traguardo, non hai tempo nemmeno di prendere fiato che già ti mettono al collo la medaglia FINISHER con lo spicchio della Trifecta, quindi consegni il chip di cronometraggio e avrai in cambio una graziosa maglietta, una bottiglia d’acqua, un buono per la birra e l’immancabile banana. Ti fermi un attimo per farti scattare una foto ed è tutto finito. Anche se ora arriva l’ostacolo più rognoso: CAMBIARSI.

Cosa succede se non posso più partecipare e tradisco la patria?
E’ un bel casino. Le politiche di rimborso non sono molto chiare e io, per spostare la gara da Maggiora a Misano Adriatico, ho dovuto scucire altri soldi di penale. Se hai già comprato il biglietto e sei sicuro di non poterci più andare, ti consiglio di contattare subito il servizio clienti. Magari riesci a passare il biglietto a qualcuno più “valoroso”.

Cosa succede se non riesco a superare un ostacolo?
Dipende dall’ostacolo. Alcuni sono obbligatori per proseguire e, qui, in caso di difficoltà, ti fai aiutare da qualche spartano di buon cuore. A meno che tu non sia rimasto a fare da scopa, una spintarella o una manina santa la troverai sempre. D’altronde, la pietà solidarietà tra spartani regna sovrana, perlomeno nelle batterie cosiddette “open”.
Per gli altri ostacoli, invece, puoi avere un solo tentativo, come nel lancio del giavellotto, oppure tentativi illimitati. Se fallisci oppure ci rinunci, ti toccano 30 burpees da effettuare sotto gli occhi più o meno attenti di un “Marshall”. Detto tra noi, nessuno si metterà a contare davvero. E anche tu, prima o poi, perderai il conto, vero?

E’ pericoloso?
In verità, mi sarei aspettato un po’ più sicurezza lungo il percorso. A Misano, come prima cosa, ci hanno fatto strisciare nel fango, sotto al filo spinato. C’era così tanto fango che si poteva scivolare tranquillamente sulla pancia come sulle giostre dell’Acquafun. Dal collo in giù, guanti compresi, scarpe comprese, eravamo tutti cosparsi di fango. Prova tu a fare rope climbing con le mani zuppe e le funi scivolose come saponette. Prova tu a camminare e tenere l’equilibrio su una trave di legno impiastricciata dalle suole di centinaia di corridori passati lì prima di te. Il rischio di cadere o scivolare c’è. Io, per esempio, perdendo la presa dal Multi Rig, ho rimediato una bella botta al gomito. Per poter superare un ostacolo tremendamente scivoloso, ho dovuto farmi tenere la mano da un più che caritatevole Marshall. Certo, farsi male davvero è difficile. Però bisogna fare attenzione ed essere sempre concentrati. Non è un gioco, baby.

I vestiti che indosso in gara sono poi da buttare?
Lo pensavo anche io, all’inizio. Scegli con cura i vestiti, mi dicevo, scegli quelli che vuoi sacrificare, perché poi ne usciranno distrutti e non torneranno mai più quelli di prima. Mi sbagliavo. I vestiti che ho usato per la Spartan, a eccezione delle calze, sono usciti indenni al primo lavaggio. In ogni caso, se vuoi sentirti più sicuro, indossa dei capi vecchi, ma comunque adatti al tipo di corsa.

E se porto gli occhiali?
Già, questa cosa mi ha fatto passare innumerevoli notti in bianco. Ma non c’è storia. Le lenti a contatto, per i quattrocchi come me, sono una scelta obbligata. In compenso, la visione è più ampia e non si corre il rischio di perdere o graffiare gli occhiali. I veri spartani, però, dovrebbero avere la vista di un falco. Segna.

Ti danno di che vivere lungo il percorso?
Sì, anche nella Sprint ci dei sono punti di ristoro dove ti puoi ripigliare con banane e acqua. Sì, come le scimmie.

E le foto?
A Misano Adriatico i fotografi, almeno per quanto mi riguarda, sono stati veramente SUPER. Se poi vuoi avere gli scatti della tua gara, bisogna aprire di nuovo il portafogli, ma per quello che ho speso, circa 20 euro, mi hanno fatto un book di tutto rispetto. Ne vale decisamente la pena, soprattutto se è la prima volta e hai bisogno di una foto profilo nuova fiammante sui social.
Non dirlo troppo in giro, ma il vero scopo della Spartan Race è proprio QUELLO di farsi immortalare.

Cosa devo mangiare prima della gara?
La sera prima, a cena, ho mangiato un piattone di ravioli e insalata mista. Al mattino, a colazione, yogurt magro con cereali e ananas, pane integrale con marmellata e una tazza di tè. A pranzo, ho ingurgitato delle gallette di riso, una banana e una mela. Un’oretta prima della partenza, non mi sono fatto mancare una barretta energetica senza zuccheri aggiunti. Devo dire che questo regime ha funzionato bene: mi sono sentito leggero e pieno di energia durante tutta la gara. Inoltre, ho bevuto parecchi litri d’acqua quella mattina e, col caldo che c’era, è stata una mossa molto intelligente. Bravo me.

E le spartane?
Scordatele. Pensa alla gara e ad arrivare al traguardo tutto intero, piuttosto.

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L’ultima finta, solo per il fotografo.

Quale competizione scegliere? Meglio la Sprint o la Super?

Altra domanda interessante, ma qui i pareri sono un po’ discordanti: chi mi diceva che la Sprint è una scampagnata, e avrei buttato via i miei soldi, e chi mi diceva che anche nella Sprint avrei sputato frammenti di polmone lungo il percorso. A ogni modo, la Sprint mi è sembrata una versione “compatta” della Super. Mi spiego meglio. Entrambe le distanze hanno dei tratti in comune, quindi non è tanto la difficoltà degli ostacoli a fare la differenza. Nella Super devi correre a lungo e arrivi lesso agli ostacoli. Nella Sprint in teoria, dovresti essere più fresco, ma gli ostacoli sono gli stessi che troveresti di là. Detto questo, se è la prima volta che ti cimenti in una mud race, la Sprint può essere una scelta sensata.
D’altro canto, finisce presto, molto prima di quanto tu possa immaginare. E il rischio di restare un po’ delusi c’è. Per quanto mi riguarda, al traguardo della Sprint avevo ancora energie da vendere, anche se alcuni ostacoli mi hanno dato davvero del filo da torcere. Sulla fune non c’era verso di salire su, troppo viscida. Nel Tyrolean Traverse, che mi ha prosciugato le forze, ho dovuto mollare la presa a pochi centimetri dall’agognata campanella. Al Multi Rig, un incrocio perverso tra monkey bar, anelli e pneumatici Hankook, quasi mi rompevo un braccio.
Per contro, nella Super si fa sul serio. A meno di non volersela fare tutta camminando, non ci si può iscrivere così alla leggera. Se sei indeciso, potresti prima testare il tuo livello di preparazione. Per esempio, ti metti a correre per 10 Km di fila, e vedi se ne hai ancora. In palestra, ti puoi aggrappare come un primate alla monkey bar e contare quanti pioli riesci a superare prima di cadere giù come un insaccato. Per le trazioni alla sbarra, senza barare, idem. Così facendo, dovresti avere dei parametri oggettivi con cui decidere, ma pensaci bene e non lasciarti mai scoraggiare. Come per ogni cosa, bisogna lavorare sodo.

Sei soddisfatto di questa esperienza? La rifaresti?

Assolutamente sì. Mi sono divertito un sacco. Correre tutto sporco e sudato lungo le spiagge di Misano, con i bagnanti che ti guardavano dai loro ombrelloni con quelle facce stranite e sonnecchianti, schivando secchielli e palette e bambini lungo la battigia, è stata per me un’emozione indescrivibile. E’ una corsa che tira qualcosa fuori di te. Smuove la paura e ti trasmette tanta potenza. Ti prepara mentalmente e fisicamente a fare cose che, un momento prima, non immaginavi possibili. Devi essere agile, e avere equilibrio, ma allo stesso tempo ci vuole grande forza e grande resistenza. Il tuo corpo lavora in modo completo, dalle gambe fino alla punta dei polpastrelli. Come per ogni attività intensa, l’adrenalina ti fa sentire vivo e le endorfine entrano in circolo come una droga naturale. Alla fine di tutto, ti senti scarico e appagato.
Devo ammettere che, a mente fredda, gli ostacoli che non ho superato iniziano a bruciare un po’, e anche il tempo di gara comincia ad andarmi stretto. Avrei potuto correre più veloce e fare meno soste. Avrei potuto fare di più. Avrei potuto fare la Super, cosa che ho intenzione di fare, tra l’altro. Se la prossima influenza invernale è d’accordo, naturalmente.

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Un salto verso il traguardo. Yeah.

L’ostacolo più difficile della Spartan Race?

Se vuoi uscire dalla tua zona di comfort, questa potrebbe essere la tua occasione. Ma l’ostacolo più grande, l’ostacolo più rognoso di tutti, in assoluto, si presenta soltanto DOPO la gara, quando hai la tua bella medaglia da otto chili che ti ciondola al collo, sei tutto sporco e felice, e arriva il momento di prepararsi per l’inevitabile ritorno alla società civile. Per la cronaca, ho visto qualcuno andare direttamente in albergo con il fango attaccato ai vestiti, ma io non me la sento proprio e decido di cambiarmi lì. Il supplizio è notevole. In un angolo dell’arena, infatti, c’è uno spazio dotato di canne, quasi simile a un acquitrino, dove gli spartani e le spartane, stipati in modo goffo l’uno accanto all’altro, sono chiamati a contendersi questi rubinetti di acqua gelida al fine di rimuovere la gromma accumulata sulla pelle e sui vestiti.
Ecco che il costume (e se è leopardato, fa anche un po’ di scena) si rivela l’arma decisiva, perché puoi toglierti gli stracci di dosso e buttarti sotto l’acqua ghiacciata senza la minima ombra di pudore. La scena, vista da fuori, è davvero pietosa. Da dentro, è più fastidiosa e pungente del filo spinato. Il mio zaino è fradicio. Lo sporco, per quanto insisto, non viene via. Non del tutto. Bisogna lavorare, anche qui, di coordinazione ed equilibrio. La sfida mentale è una sola: RESISTERE, RESISTERE e RESISTERE. Poi, quando tutto è finito, quanto ritorni in albergo con due sacchi gonfi di roba sporca e un asciugamano annodato alla vita, l’aria un po’ persa, ma in fondo orgogliosa, ecco che arriva la vittoria finale.
Altro che medaglia. Altro che t-shirt. Una doccia VERA.
Calda, tutta per te. AROOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

Magari, arrivato questo punto, vorresti sapere il mio tempo di gara. E va bene, sarò onesto: ci ho impiegato un’ora e quarantacinque minuti con quattro penalità per un totale di 120 burpees. Sì, ci sono state (molte) donne più brave e veloci di me. A mia parziale discolpa dico:

  1. Era la mia prima Spartan e ho pensato prima di tutto a portare a casa la pelle.
  2. Ho trascorso circa trenta minuti a fare la massaia in un fiumiciattolo nel tentativo di togliermi qualche chilo di fango dai vestiti.
  3. Come un fesso, a differenza di molti, ho completato tutti e 120 i burpees che mi avevano inflitto. Non è stato così difficile, perché, dopo il ventesimo, non senti più nulla. Provare.
  4. Il tempo passa quando ci si diverte, no? Qualcuno aveva fretta? Io NO.

😉

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Magari, in futuro, si farà anche la Super.
Scritto da
Gianluca Riboni
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4 commenti
  • Ciao, ho una domanda proprio legata agli occhiali. I miei occhi non reggono le lenti a contatto, quindi gareggerei con gli occhiali. Dici che potrebbe essere un problema insormontabile?

    • Ciao, insormontabile direi di no, in questo tipo di corse poi ci si arrangia sempre. Devi tenere conto però che gli occhiali nel fango e nell’acqua si potrebbero sporcare o rovinare, e naturalmente saranno un po’ scomodi. Se non hai altra scelta va bene, però dovrai fare un po’ più di attenzione. Se ti è possibile, magari usa un paio di occhiali un po’ più vecchi, con quello che costano 🙂

Gianluca Riboni

Pensatore e capo tribù NAZAV, personal trainer non convenzionale, ambasciatore dello yoga e della risata, scrittore e blogger incompreso. Scrivo quello che mi passa la testa, nella speranza di lasciare un segno su questo pianeta. Sempre in Arial 11.

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