Ciao, Kobe


Il 26 gennaio 2020 Kobe Bryant e la figlia Gianna, insieme ad altre sette persone, perdono la vita nello schianto dell’elicottero su cui stavano viaggiando. Questo tragico episodio ci ha ricordato, per l’ennesima volta, che siamo tutti di passaggio e la morte non guarda in faccia a nessuno. Non importa se sei ricco, se hai successo, se ti sei comportato bene. Quando arriva il tuo momento, devi lasciare tutto. E così è stato, anche per un campione come Kobe.

Per un giorno intero, non abbiamo parlato d’altro. Alcuni sono rimasti talmente colpiti da questa inaccettabile fatalità che si sono messi a fare qualche riflessione, anche se effimera, sulla propria esistenza. Non è il caso che inizi a vivere a pieno la mia vita? Fare oggi quello che finora ho sempre rimandato? Magari riaprire quel cassetto dove sono rinchiusi i miei sogni?

Carpe diem, dice il detto latino. Io, però, non ho mai conosciuto qualcuno in grado di applicare questo motto nel senso più autentico. Qualcuno è convinto di saper cogliere ogni attimo, certo, qualcuno sostiene di volersi godersi la vita senza se e senza ma. Ma non ci credo. Ognuno di noi, ogni giorno, si comporta come se dovesse vivere per sempre. Spreca il suo tempo per questioni futili. Rimugina continuamente sul passato e si preoccupa per il futuro, lasciando che la paura oscuri l’orizzonte. Ogni tanto la vita cerca di dare qualche scossone, per farci risvegliare, per farci riaprire gli occhi, ma è tutto inutile. Dura poco.

Anche se esiste la possibilità di cadere nel dirupo in qualunque momento, la vita è un cammino che dobbiamo percorrere tappa dopo tappa, traguardo dopo traguardo. Possiamo accelerare, trovare qualche scorciatoia, ma le tappe vanno raggiunte e superate una alla volta. Per questo il carpe diem non funziona. Per questo nessuno vive alla giornata. Perché, una volta in cammino, non possiamo più deviare il percorso o tornare indietro sui nostri passi.

Kobe ci ha lasciato all’età di 41 anni, Gianna a soli 13 anni. Però, dopo poco più di un mese dall’accaduto, lo abbiamo già dimenticato. E siamo consapevoli che presto questo insegnamento, se già non lo ha fatto, verrà riassorbito dal rumore incessante della vita quotidiana. Per Kobe, abbiamo sospirato. Abbiamo versato qualche lacrima per i suoi sogni infranti e, per un attimo, abbiamo visto risplendere i nostri, perché ancora possibili, ancora vivi sotto la cenere. Ora, la cosa peggiore che potremmo fare è rimanere fermi su questo sentiero che magari non abbiamo scelto, che magari vorremmo diverso, ma è comunque nostro, fino alla fine. Ciao, Kobe.

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Gianluca Riboni

Pensatore e capo tribù NAZAV, personal trainer non convenzionale, ambasciatore dello yoga e della risata, scrittore e blogger incompreso. Scrivo quello che mi passa la testa, nella speranza di lasciare un segno su questo pianeta. Sempre in Arial 11.

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