La Formula 1 insegna: andare controcorrente non è sempre da furbi

La Formula 1 insegna: andare controcorrente non è sempre da furbi

Il GP di Turchia che si è disputato domenica scorsa, 10 ottobre 2021, non rimarrà certamente impresso nella storia della Formula 1, ma qualche manciata di emozioni, beh, è riuscito comunque a trasmetterle.

Merito, soprattutto, della questione “gomme”.

Già, perché le condizioni della pista hanno dato non pochi grattacapi a piloti e ingegneri: troppo bagnata per montare pneumatici da asciutto (anche se aveva smesso di piovere), ma non abbastanza per quelle da pioggia. La scelta, per tutte le scuderie, ricade sulle gomme intermedie, e fin qui ok. Ma cosa sarebbe successo dopo, nel prosieguo della gara, quando (e se) la pista avesse iniziato ad asciugarsi?

Un bel dilemma davvero, anche perché chi avesse “azzeccato” la soluzione giusta al momento giusto avrebbe avuto ottime chances per una vittoria o un bel piazzamento nella classifica finale.

Giro dopo giro, però, le condizioni si fanno sempre più incerte: la pista si asciuga, sì, ma troppo lentamente e soltanto in alcuni tratti del circuito. Le gomme intermedie iniziano così a consumarsi diventando praticamente delle “slick”. Fatto sta che nessuna scuderia si muove per prendere una decisione: tutti aspettano di sapere come si evolverà la situazione e soprattutto quali mosse faranno gli avversari.

Col passare del tempo, diventa chiaro a tutti quali sia la soluzione più prudente e ragionevole: fermarsi ai box e montare un altro noiosissimo treno di gomme intermedie. Alcuni piloti, però, tra cui il ferrarista Charles Leclerc e il sette volte campione Lewis Hamilton, non ci stanno e decidono di proseguire la gara con lo stesso set di gomme, nonostante l’avvertimento di un portavoce della Pirelli il quale, in diretta televisiva, aveva dichiarato senza mezzi termini: i nostri pneumatici non possono “resistere” fino al termine del GP. Per la cronaca, il pilota francese della Alpine, Esteban Ocon, taglierà il traguardo senza effettuare nemmeno una sosta.

Tirando le somme, dunque, il Gran Premio di Turchia verrà ricordato sicuramente per la testardaggine di Hamilton e del suo litigio via radio con il team della Mercedes, perché lui voleva a tutti i costi un aggressivo treno di gomme da asciutto mentre loro, invece, insistono per rimettere su le intermedie, vanificando così la sua lotta contro il rivale per il titolo, l’olandese Max Verstappen.

Verrà ricordato per il sogno infranto di Charles Leclerc: anche lui, come Lewis, decide di portare le stesse gomme fino alla fine della gara, pregustandosi già un podio o addirittura un primo posto, per poi fare un passo indietro agli ultimi giri e adeguarsi alle scelte di tutti gli altri. Sia mai che una gomma potesse fare kaputt e lasciarlo a piedi proprio sul più bello.

Verrà ricordato per il successo inatteso e un po’ inutile dello “scudiero” di Hamilton, il finlandese Valtteri Bottas, che non vinceva un GP da tempo immemore, e per la tensione generale vissuta dal primo all’ultimo giro, neanche ci fossimo trovati davanti alle palpebre un film di Alfred Hitchcock.

Per quanto mi riguarda, invece, questo Gran Premio ottomano dovrà essere ricordato per la scelta sciagurata (ma comunque coraggiosa) di Sebastian Vettel, quattro volte campione del mondo, ora alla guida della Aston Martin. Al 38° giro il tedesco, pur trovandosi in zona punti, tenta il “colpaccio” e decide di montare, lui solo, un treno di gomme da asciutto.

I sogni di gloria finiscono malamente dopo appena un giro. La sua monoposto infatti diventa talmente inguidabile, ma talmente inguidabile, che Vettel, costretto a un nuovo frettoloso cambio gomme, riesce ad andare in testacoda perfino all’ingresso dei box, dove in teoria si dovrebbe andare “pianino”.

Che cosa aveva in testa? Di preciso, non si sa. Molto probabilmente ha voluto sfidare la sorte, giocandosi il tutto per tutto, anche perché, se gli fosse andata bene, avrebbe potuto letteralmente schiacciare i suoi avversari.

A ogni modo, questa cosa qui dovrebbe farci un po’ riflettere: siamo proprio sicuri che sia giusto, sempre e comunque, andare controcorrente, pensare che tutti gli altri abbiano torto o che non siano abbastanza coraggiosi da prendere le decisioni “vincenti”? Non è che, se tutti fanno la stessa cosa allo stesso modo, un motivo ci sarà pure? Siamo proprio sicuri che osare e prendersi dei rischi sia da eroi e non, magari, ogni tanto, anche un po’ da polli?

A furia di correre come i piloti di Formula 1, questa sottilissima differenza potrebbe un po’ sfuggirci.

Scritto da
Gianluca Riboni
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Gianluca Riboni

Pensatore e capo tribù NAZAV, personal trainer non convenzionale, ambasciatore dello yoga e della risata, scrittore e blogger incompreso. Scrivo quello che mi passa la testa, nella speranza di lasciare un segno su questo pianeta. Sempre in Arial 11.

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