Paul Jarvis se ne è andato e non ritorna più

Paul Jarvis se ne è andato e non ritorna più

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il 15 novembre 2020 quando Paul Jarvis invia una comunicazione “scioccante” a tutti i suoi iscritti: la newsletter domenicale “The Sunday Dispatches” è arrivata al capolinea. Adios. L’inesauribile Paul ha esaurito le cose da dire.

Potresti chiederti, giustamente: embè, saranno fatti suoi?

Ebbene, solo chi era davvero affezionato alle sue newsletter può capire la portata di questo shock. In tutti questi anni, posso dire di non aver mai mancato un solo numero. Non soltanto ho letto tutti i suoi messaggi con voracità e ammirazione, ma l’ho sempre ritenuto un punto di riferimento in fatto di e-mail marketing, scrittura e comunicazione digitale.

Se qualcuno mi avesse chiesto “come mi posso promuovere attraverso la posta elettronica?”, avrei senza dubbio suggerito di guardare che cosa fa lui ogni santa domenica.

Paul Jarvis, per farla breve, è una perla rara.

Appresi della sua esistenza molto tempo fa, in rete, quando ancora si spacciava per web designer: da allora, però, è sempre riuscito a stupire e trasformarsi. Difficile, molto difficile oggi attribuirgli un job title: un po’ markettaro, un po’ saggista, un po’ insegnante, un po’ nerd, un po’ imprenditore (solitario).

Un po’ di molte cose, insomma.

Da quando lo seguo, ha messo le mani in pasta su una miriade di progetti, soprattutto digitali, ma la sua newsletter è sempre stata un punto fermo, inamovibile. Come ha sempre ripetuto lui stesso fino alla sfinimento, in nome della Pareto-efficienza la sua mailing list era l’asso nella manica, il principale strumento di autopromozione e autosostentamento, se non l’unico.

In altre parole, i suoi sforzi non venivano dispersi su mille altre piattaforme (qualcuno ha detto social?), ma si concentravano solo ed esclusivamente sul mezzoche lui riteneva più efficace e profittevole: la mailing list, cosa che oggi molti considererebbero superata e ormai fuori moda.

Il suo approccio, poi, è sempre stato esemplare. Ogni domenica (e già per questo dovremmo capire quanto questo ragazzo sia davvero controcorrente), Paul sapeva offrire dei contenuti semplici, originali, curati, simpatici e senza secondi fini.

I fuochi di artificio proprio non gli appartenevano, ma sapeva affilare le parole scritte come la lama di un coltello, eccome se lo sapeva fare.

Il suo mantra, come rivela anche il titolo del suo ultimo saggio, Company of One, è sempre stato quello della non-crescita. Perché tutti fremono dalla voglia di costruire imperi megagalattici e affamati di gloria? Perché non lavorare da soli, in modo indipendente, guadagnando il giusto per poter condurre una vita soddisfacente e non troppo stressante? Magari su un’isola, immersi nella natura, come fa lui?

Di punto in bianco, Paul Jarvis decide che è arrivato il momento di dire basta. Dopo aver barcollato un po’, iniziando a scrivere di argomenti vari ed eventuali, spegne l’interruttore e pone fine una volta per tutte alla sua creatura allevata con cura e passione per così tanti anni, buttando in soffitta una mailing list che conterà migliaia di indirizzi.

Ebbene sì. Mentre la gente “normale” si affanna e lavora sodo per guadagnarsi visibilità in rete e sui social, per strappare con le unghie follower e contatti e-mail, ingolfando le piattaforme digitali con storie, articoli, video e podcast di ogni tipo, il buon Paul opta per il downgrade, per una “potatura” oserei dire estrema.

Se vai sul suo sito, infatti, scoprirai che adesso è soltanto cofondatore del software Fathom Analytics e autore del saggio Company of One. Nient’altro. Il sito web è stato spolpato fino alle ossa, diventando più sintetico di un biglietto da visita. Niente form di iscrizione, niente biografia e foto, niente articoli sul blog, niente canali social.

Paul Jarvis esce di scena con l’umiltà e la coerenza che lo hanno sempre contraddistinto. Si è spogliato di tutto quello che evidentemente ritiene ormai una zavorra e ha voluto proseguire leggero. E forse è giusto che sia così. Talvolta, per poter andare avanti, ci tocca lasciare qualcosa indietro.

Thank you, Paul.

Scritto da
Gianluca Riboni
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Gianluca Riboni

Pensatore e capo tribù NAZAV, personal trainer non convenzionale, ambasciatore dello yoga e della risata, scrittore e blogger incompreso. Scrivo quello che mi passa la testa, nella speranza di lasciare un segno su questo pianeta. Sempre in Arial 11.

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