Essere Salvatore Aranzulla


Breve storia del giovane divulgatore informatico, i segreti del suo successo e le probabilità di diventare (ricchi) come lui.

Alzi la mano chi non hai mai letto una guida di Salvatore Aranzulla. Non sai come creare un indice in Word? Non hai la più pallida idea su come si fa a trasferire i contatti da una SIM all’altra? Qualunque sia il tuo cruccio “tecno-informatico”, con molta probabilità troverai una risposta più che esaustiva, miracolosamente provvidenziale, su www.aranzulla.it.

A prima vista, sembra un blog come tanti altri, con una struttura lineare e una grafica pulita ma non particolarmente accattivante. Eppure Salvatore, come un umile Paperon de’ Paperoni, è riuscito con questo “semplice” sito a farci dei soldi. E, ragazzi, parliamo di oltre un milione di fatturato all’anno.

Come diavolo ci è riuscito?

 

Le origini di Salvatore Aranzulla

In questo TEDx Talk, tenutosi a Vicenza, un terrorizzato Salvatore Aranzulla ci racconta grossomodo come è andata la sua storia.
Tutto inizia nella sua terra natia, la Sicilia, dove Salvatore vive con la sua famiglia ma, ahimè, non possiede un computer sui cui smanettare. Dopo aver convinto il padre a comprargliene uno, il giovane Aranzulla si appassiona ben presto all’informatica e inizia a redigere delle mini-guide a uso e consumo di amici e conoscenti.
Un bel giorno, decide di aprire un blog dove condividere con il mondo i suoi tutorial,  e soltanto dopo aver installato un contatore per tenere traccia delle visite scopre di essere seduto su un’autentica miniera d’oro: sul suo sito, infatti, atterranno la bellezza di trecentomila visitatori ogni mese.

Da lì, compie il passo decisivo. Grazie al programma pubblicitario di Google, AdSense, Aranzulla riesce a monetizzare velocemente il traffico acquisito, arrivando a guadagnare il doppio rispetto allo stipendio da infermiere del padre. Con questi soldi, può trasferirsi a Milano, studiare Economia Aziendale alla Bocconi e far crescere così la sua attività imprenditoriale.

 

Cosa possiamo imparare dalla storia di Aranzulla?

Il primo aspetto curioso da considerare è questo: il successo di Aranzulla non è stato minimamente cercato, perlomeno agli inizi. Lui si butta in questa impresa amatoriale senza particolari aspettative, ma le potenzialità di guadagno si rivelano soltanto in un secondo momento e, da come ce la racconta, in modo del tutto imprevisto.

Il secondo aspetto riguarda l’assoluta semplicità della sua idea: aiutare le persone nell’affrontare e risolvere i problemi informatici più comuni, punto. Pubblicare regolarmente dei contenuti utili e ottimizzarli per i motori di ricerca, punto. Aumentare il traffico al sito e guadagnare attraverso la pubblicità, punto. Senza troppe menate markettare. La sua strategia è lineare e, oserei dire, “sobria”.

 

Ma possiamo diventare davvero come Salvatore Aranzulla?

Quando si diventa famosi, una cosa tira l’altra. Per questo Aranzulla ha potuto col tempo delegare la scrittura degli articoli a redattori specializzati e dedicarsi ad altre attività (come scrivere libri su come diventare Salvatore Aranzulla o tenere conferenze su come diventare Salvatore Aranzulla, per esempio).

Ma il suo successo è davvero replicabile?

Chi ha provato a iscriversi al programma Google AdSense saprà bene che gli assegni da parte di BigG arrivano con una certa sporadicità e non sono particolarmente generosi.

Per chi non lo sapesse, il programma consente di pubblicare sul proprio sito banner e annunci pubblicitari gestiti direttamente da Google, di solito in linea con i contenuti del sito ospitante. Se io parlo di moda, appariranno annunci di moda. Se io parlo di motori, appariranno annunci di motori. Più semplice di così, si muore.
Il guadagno, però, arriva se gli utenti fanno click sui banner e gli utenti tendono a non fare MAI click sui banner. Per guadagnare davvero con AdSense, o con altri programmi di affiliazione, il traffico al sito deve essere davvero NOTEVOLE, per far leva perlomeno sui grandi numeri.

Aranzulla i grandi numeri li ha, e per questo motivo immagino che abbia presto sostituito AdSense con formule pubblicitarie più redditizie. Ma il punto è: da dove arrivano tutte quelle visite?

Le principali sorgenti di traffico, per un sito divulgativo come il suo, sono sicuramente i motori di ricerca. Gli articoli di Salvatore, infatti, spadroneggiano in cima ai risultati di Google in modo “naturale”, cioè senza dover pagare un centesimo a BigG.
Attraverso un software proprietario, Aranzulla conosce in anticipo gli argomenti più cercati dagli utenti, che non è poco, e grazie alle tecniche della SEO (acronimo di Search Engine Optimization) riesce a ottimizzare i contenuti per Google & Co. e fare in modo che appaiano SEMPRE (o quasi) tra le prime posizioni.

Se ci fai caso, gli articoli pubblicati non sono dei capolavori di prosa. Ma chi arriva sul suo sito non sta mica cercando un sonetto del Petrarca,  di solito è disperato, con l’acqua alla gola, e vuole soltanto una risposta immediata al suo problema.

Chi visita il suo sito è probabilmente abituato, come me, a saltare gli inutili e ridondanti preamboli, messi lì apposta per corteggiare gli ottusi bot di Google, e scorrere la pagina finché la tanto agognata SOLUZIONE non si materializza come per magia davanti allo schermo.

Se ci fai caso, i suoi articoli sono una litania di “come fare per”, “come fare per”, “come fare per”.

Sono spesso prolissi, ma in ogni caso dettagliati ed esaurienti. Fanno il loro dovere, insomma.

Aranzulla è così diventato un punto di riferimento della divulgazione per un motivo ben preciso.
E’ sceso dal piedistallo dei “sapientoni” dell’informatica, si è sporcato un po’ le mani e ha teso una mano caritatevole ai noi poveri mortali che ci troviamo a sbattere la testa ogni santo giorno contro le angherie scaturite dal progresso tecnologico.

 

Ok, e in soldoni?

Oggettivamente, il successo di Aranzulla, nelle sue esatte “proporzioni”, è piuttosto difficile da raggiungere. C’è del merito da parte sua, è chiaro. C’è un metodo che funziona, è ovvio, ma anche la fortuna, nel suo caso, ha contato parecchio. Se tempo fa non avesse installato quel contatore sul sito, magari si sarebbe presto stufato, soffocando sul nascere la sua gallina dalle uova d’oro.

Dico anche che il “modello Aranzulla” è uno dei migliori possibili. Perché lui mette a disposizione delle risorse utili, senza chiedere nulla in cambio a chi le riceve, però allo stesso tempo viene ricompensato per i suoi sforzi, e anche molto bene.
Alla fine, chi più e chi meno, sono tutti contenti: i mortali, Salvatore, Google, gli inserzionisti. E’ un gioco dove tutti si portano a casa qualcosa, anche se temo che sia una crudele eccezione nel crudele mondo del web.

Detto questo, chi ha delle conoscenze solide, in qualsiasi campo, secondo me dovrebbe seguire le orme di Aranzulla e provare a condividerle in Rete. Se i contenuti sono freschi, interessanti, originali, utili per gli utenti (e non scopiazzati qua e là da Internet come spesso accade), Google ne sarà solo contento e li premierà accogliendoli a braccia aperte.

Questo non vuol dire diventare milionari, sia chiaro, ma farsi leggere, farsi notare da qualcuno magari, potrebbe aprire delle porte inaspettate per chiunque.

Basta lanciare Word, aprire un documento vuoto e iniziare a scrivere.
Magari, un giorno, sarà Aranzulla a trovare te.

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Gianluca Riboni

Scrivo quello che mi passa la testa, nella speranza di lasciare un segno su questo pianeta. Sempre in Arial 11.

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