Perché mi sono innamorato di “Storia d’amore vera e supertriste”


Dopo un rapporto un po’ tormentato con cellulosa e derivati, quest’anno mi sono invaghito di nuovo dei libri e, in particolare, di “Storia d’amore vera e supertriste”, pubblicato in Italia da Guanda e scritto da Gary Shteyngart, americano di origini russe.

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Sono incontri magici, diciamo così.
Altrimenti come avrei fatto a scovarlo, lì in mezzo alle tonnellate di volumi esposti alla fiera “Tempo di Libri”? Mi è bastato ammirare la copertina e scorrere la sinossi per capire che sarebbe stato amore a prima vista.

C’è quasi tutto quello che potrei desiderare in un romanzo.

Una scrittura curata ed elegante, dove in ogni pagina risuona l’eco della migliore letteratura russa e americana.

La storia è ambientata in un futuro prossimo, ma mica tanto lontano.

La trama ha tratti surreali e proietta un’ombra parecchio inquietante sul nostro presente.
La gente ha smesso di leggere libri, considerati oggetti ripugnanti e un poco strambi, e gli Stati Uniti, sotto la guida di un dittatore “bipartisan”, sono sull’orlo del collasso sociale ed economico.
Tra povertà e crudeli disuguaglianze, prosperano aziende ambiziose e rampanti, come quella in cui lavora Lenny, il protagonista del romanzo. E’ specializzata in servizi “Post Umani” e, con l’ausilio di diete radicali e tecniche all’avanguardia, vuole aiutare i pochi ricchi rimasti sul pianeta a diventare niente meno che immortali.

Le persone, soprattutto i giovani, sono sempre connessi a degli “apparati” per parlare di frivolezze con gli amici, fare acquisti compulsivi e condividere vita, morte e miracoli con il resto del mondo.
Grazie a questi gingilli, tutti (autorità comprese) sanno dove siete e cosa state facendo.
Alquanto improbabile che possa succedere anche a noi, vogliamo scommettere?

C’è poi uno spietato confronto generazionale, culturale e linguistico tra il quasi quarantenne Lenny, impacciato, fuori moda e fuori forma, ed Eunice, la capricciosa ventenne coreana per la quale lui perderà la testa senza più ritrovare la pace.
Un confronto che si sviluppa anche nella forma stessa della narrazione. Un polveroso diario tenuto dal protagonista e una chat frenetica e semplicistica da parte della ragazza.

E’ un romanzo divertente e assolutamente godibile, ma che non ti concede mai una fresca, autentica e incolpevole risata.

Forse, come suggerisce il titolo, si tratta proprio di una storia vera. Una storia veramente triste. Una vera e triste storia d’amore.

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Gianluca Riboni

Scrivo quello che mi passa la testa, nella speranza di lasciare un segno su questo pianeta. Sempre in Arial 11.

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